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Editoriali

Democrazia, la crisi è doppia

Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale affronta il tema delgiorno, ossia scrive del declino innescato dalla globalizzazione che si intreccia con la paralisi del nostro sistema politico. Un mondo morale finisce. La democrazia ha messo radici in Europa perché è frutto di una lunga storia. Noi ne abbiamo goduto solo perché c’è stata questa storia.

Le parole di Galli della Loggia: ”La globalizzazione, infatti, sarà l’inizio di una drammatica trasformazione dell’Occidente. A causa soprattutto dell’ascesa della Cina, l’Occidente perde l’egemonia che esso aveva di fatto sull’intero sistema planetario: dall’industria pesante a quella leggera, dallo sfruttamento delle materie prime ai mezzi di comunicazione, alle apparecchiature elettroniche, agli armamenti. Pure nella ricerca scientifica, soprattutto nell’innovazione tecnologica, molto spesso esso perde il primo posto che un tempo era il suo. Il contraccolpo sulle società in special modo europee è stato brutale. Nello spazio di tre decenni esse perdono lo slancio economico-produttivo precedente, le loro economie appaiono sempre più dominate dalla finanza e dai servizi, la loro popolazione invecchia mentre aumenta il fenomeno, per molte di esse nuovo, di un’immigrazione incontrollata. Contemporaneamente cresce al loro interno il divario sociale e l’emarginazione, mentre dappertutto i sistemi d’istruzione perdono capacità di formazione, di selezione e di promozione, e il Welfare stenta sempre di più a tener dietro alle crescenti necessità del sistema”.

E prosegue: ”E proprio perché avvenuto nel quadro di una tale crisi il passaggio di cui sopra, lungi dal consistere nella fondazione di qualcosa, ha messo capo in realtà solo a una mal riuscita sostituzione. Nel 1992-1994, infatti, il vuoto seguìto alla cancellazione della cultura politica del centro cattolico-liberal-socialista — cultura che nelle sue varie componenti rappresentava la sola cultura politica passabilmente democratica radicatasi nel Paese — fu riempito dalle due culture novecentesche non democratiche che a essa si erano storicamente contrapposte. Quella di matrice fascista e quella di matrice comunista, più o meno prontamente sintonizzatesi, date le circostanze, sulla lunghezza d’onda della democrazia”.

E infine: ”La democrazia — bisogna sempre ricordarlo — non ha niente di ovvio o di naturale. Oggi come ieri non è certo la democrazia che vige di regola sul pianeta, con i diritti dell’uomo (e della donna!), il parlamento, lo stato di diritto e quel che segue. Non è per nulla ovvio che sia riconosciuta la dignità di ogni essere umano o che si presti una benevola attenzione ai suoi bisogni. La democrazia ha messo radici in Europa solo perché frutto di una lunga storia. Noi ne abbiamo goduto solo perché c’è stata questa storia, e abbiamo continuato a farlo solo fintanto essa ci ha detto qualcosa, ci ha parlato e noi ci siamo riconosciuti in essa. Ma da tempo non è più così. Da tempo la nostra realtà, i nostri giorni perduti nel vuoto del mondo nuovo, sembrano aver inghiottito ormai per sempre quel passato. Lasciandoci con una politica senz’anima capace solamente di accompagnarci muta nel nostro declino”.

La crisi globale della democrazia europea

La paralisi della politica italiana è l’effetto di una crisi strutturale più ampia che coinvolge l’intero Occidente e, in particolare, l’Europa. A partire dagli anni ’90, l’avvento della globalizzazione e l’ascesa della Cina hanno sottratto all’Occidente il suo storico primato economico, tecnologico e scientifico.

Le conseguenze sul piano economico e sociale sono state profonde:

  • Deindustrializzazione e finanziarizzazione dell’economia.
  • Invecchiamento demografico ed emergenza dell’immigrazione incontrollata.
  • Crescita del divario sociale e indebolimento del Welfare e del sistema di istruzione.

La dissoluzione del “mondo morale”

Questo declino materiale ha disgregato l’infrastruttura culturale e morale su cui si reggeva la democrazia europea, storicamente fondata sul bilanciamento tra libertà individuali (matrice liberale) e doveri di solidarietà (matrice socialdemocratica).

Il disfacimento di questo modello ha portato a:

  • Sfilacciamento dei legami sociali: crisi della famiglia, senso di identità nazionale e partecipazione ad associazioni, sindacati e partiti.
  • Individualismo e consumo: declino della natalità, perdita di fiducia nell’azione collettiva e pervasività del consumismo come unica dimensione residua.
  • Erosione delle radici culturali: progressivo abbandono dell’eredità del cristianesimo e della cultura umanistica, con conseguente riduzione della democrazia a mero “meccanismo elettorale” e burocratico.

Il caso italiano: il vuoto della Seconda Repubblica

In Italia, la crisi della Prima Repubblica (1992-1994) è coincisa esattamente con l’inizio di questo processo di trasformazione globale. La transizione verso la Seconda Repubblica non ha prodotto una vera rifondazione democratica, ma solo una surroga incompiuta:

  1. Il fallimento del centro liberal-democratico: scomparsa la cultura politico-costituzionale moderata, il vuoto è stato riempito dalle eversioni residue delle due grandi culture anti-democratiche del Novecento (quella di matrice fascista e quella comunista).
  2. L’illusione berlusconiana: il progetto liberale di Silvio Berlusconi si è rivelato troppo superficiale e contraddittorio per incidere a lungo termine.
  3. L’assenza di un’alternativa liberal-democratica: i due principali partiti odierni (FdI e PD) rimangono legati alle rispettive radici storico-ideologiche (missina e comunista), senza essere riusciti a evolvere compiutamente in forze liberal-conservatrici o social-democratiche. Il resto del panorama politico si riduce a un ceto trasversale e privo di identità, da cui proliferano forme degenerate come populismo e sovranismo.

Conclusione

La democrazia non è un fatto naturale né garantito, ma il risultato specifico della storia e della cultura europea. Nel momento in cui si recidono i legami con la propria eredità umanistica e spirituale, la politica perde la propria funzione ideale, riducendosi a una gestione senz’anima dell’inevitabile declino.

12 agosto 2026