Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

Quelle previsioni sbagliate su Donald

Articolo realizzato con Ai

La sintesi dell’articolo di Giuseppe Sarcina apparso sul Corriere della Sera dal titolo ‘’LE ANALISI SBAGLIATE SU TRUMP’’

L’editoriale di Sarcina evidenzia come, a sei mesi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le analisi e le previsioni di esperti e osservatori si siano rivelate errate. L’editorialista del Corriere confuta tre principali “teoremi”:

La “nuova Yalta” e la spartizione del mondo: Molti avevano predetto un accordo tra Trump, Putin e Xi Jinping per una spartizione del mondo in zone di influenza, con la fine della guerra in Ucraina come punto chiave. Tuttavia, l’autore sostiene che il tentativo di Trump di intendersi con il Cremlino è fallito perché Putin non cercava un compromesso ma la disfatta ucraina. Nonostante le contraddizioni, Trump ha poi annullato l’ipotesi di una “nuova Yalta” decidendo di fornire missili Patriot a Kiev. Anche il rapporto con Xi Jinping rimane teso, con confronti duri sul commercio e nessuna traccia di piani di spartizione globali. In sostanza, non si è concretizzato alcun triumvirato o oligopolio mondiale, poiché ogni leader agisce principalmente per il proprio interesse.

·  Il patto di mutuo soccorso tra autocrazie: Era diffusa l’idea di un’alleanza solida tra Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Sebbene Pechino, Teheran e Pyongyang abbiano fornito supporto alla Russia nel conflitto ucraino (materiale “dual use”, droni, soldati), l’autore evidenzia che questa alleanza non funziona “a parti invertite”. La prova sarebbe l’attacco americano a impianti nucleari iraniani il 22 giugno, che non ha scatenato alcuna rappresaglia o appoggio militare significativo da parte di Russia e Cina nei confronti di Teheran, dimostrando una mancanza di vero mutuo soccorso.

·  Il governo degli “oligarchi digitali” a Washington: Dopo la vittoria di Trump, si era ipotizzato un governo influenzato dagli “oligarchi digitali”, con il coinvolgimento di Elon Musk come apparente conferma. Tuttavia, la manovra di bilancio repubblicana (“Big Beautiful Bill”) si è rivelata una legge liberista tradizionale che premia il ceto medio-alto e penalizza i programmi di assistenza medica, smentendo l’idea di un regime tecnocratico. La lobby digitale rimane influente, ma si affianca a gruppi di potere più tradizionali, e l’ultima parola spetta sempre a Trump, imprevedibile.

L’editoriale conclude suggerendo di abbandonare i modelli di previsione e di osservare, giorno per giorno, le azioni concrete della Casa Bianca.

19 luglio 2025