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Esteri

… E prima di Trump?

Non solo Donald Trump ha ”qualche” problema in politica estera. Ben altri inquilini della Casa Bianca nel passato, in difficoltà sul fronte interno, hanno riversato le loro attenzioni altrove e questo deriva dalla complessità di bilanciare interessi interni e globali, gestire crisi improvvise (come a Gaza), affrontare potenze emergenti (Cina, Russia), mantenere alleanze fragili e bilanciare dottrine contrastanti (es. isolazionismo vs. interventismo), trovando consenso in una nazione divisa, con sfide che spaziano dalla sicurezza militare alle pressioni economiche e sociali. 

Ecco alcuni esempi storici di presidenti USA che, in difficoltà sul fronte interno, hanno spostato l’attenzione verso la politica estera:

1. Ronald Reagan (anni ’80)

– Crisi interna: scandalo Iran-Contras, tensioni economiche e sociali.

– Diversivo estero: invasione di Grenada (1983) con un’operazione militare rapida che distolse l’attenzione dallo scandalo e rafforzò la sua immagine di “Commander-in-Chief”.

2. George H. W. Bush (padre)

– Crisi interna: economia in recessione nel 1990-91.

– Diversivo estero: la Guerra del Golfo (1991) contro Saddam Hussein in Iraq. Fu un successo militare, ma non bastò a salvare la sua rielezione, persa contro Clinton.

3. Bill Clinton

– Crisi interna: scandalo Lewinsky con richiesta di impeachment (1998-99).

– Diversivo estero: bombardamenti in Iraq e intervento in Kosovo. Fu accusato di usarli per distrarre l’opinione pubblica, anche se le operazioni avevano motivazioni strategiche.

4. George W. Bush (figlio)

– Crisi interna: dopo l’11 settembre, ottenne enorme consenso, ma con l’invasione dell’Iraq (2003), cercò di rafforzare la sua immagine di “guerra al terrorismo”, mentre cresceva il malcontento per la gestione economica e sociale.

5. Barack Obama

– Meno incline al “diversivo estero”, ma l’intervento in Libia (2011) ha sollevato dubbi in alcuni ambienti sul suo reale impatto e obiettivi interni, anche se con motivazioni multilaterali.

6. Donald Trump

– Come detto: pressione interna = blitz esteri, ordini esecutivi, tensioni con Cina, Iran, Venezuela, dichiarazioni forti, retorica nazionalista e attacchi ai nemici esterni.

Conclusione: sì, è una strategia ricorrente. Serve a distrarre, a unificare il fronte interno contro un nemico comune, a sembrare forti in momenti di debolezza. Ma raramente funziona nel lungo periodo, soprattutto se la situazione interna rimane irrisolta.

16 gennaio 2026