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Nell’editoriale odierno su Il Fatto Quotidiano, intitolato “Cemento mori'”, Marco Travaglio critica duramente il sindaco di Milano Beppe Sala, non tanto per le recenti indagini a suo carico (falso e induzione indebita), quanto piuttosto per la sua elezione a sindaco, che secondo Travaglio non avrebbe mai dovuto avvenire.
Travaglio ripercorre la carriera di Sala, sottolineando come il PD renziano lo abbia candidato nel 2016 ignorando il suo passato di city manager nella giunta Moratti e la sua posizione di amministratore delegato e commissario di Expo, dove, sempre secondo Travaglio, avrebbe affidato appalti senza gare. Già allora Sala fu indagato per falso in relazione all’appalto per la Piastra, venendo poi condannato in primo grado e salvato in appello dalla prescrizione.
Nonostante ciò, Sala è stato ricandidato e rieletto nel 2021. Travaglio evidenzia poi le scelte successive di Sala, che avrebbe confermato figure controverse:
- Giancarlo Tancredi come assessore all’urbanistica, nonostante il divieto dell’ANAC per i dirigenti pubblici di assumere ruoli politici, con una richiesta di arresto pendente su di lui.
- Giuseppe Marinoni come presidente della commissione Paesaggio, già indagato per aver nascosto consulenze da costruttori e progettisti, anch’egli ora con una richiesta di cattura.
Secondo Travaglio, Sala stesso è nuovamente indagato per falso per aver attestato l’assenza di conflitti d’interessi di Marinoni, pur essendone a conoscenza. Tutto questo, sostiene l’editoriale, sarebbe funzionale a garantire il “Partito Trasversale del Cemento”, un sistema che unisce politici, dirigenti, tecnici, costruttori, immobiliaristi, faccendieri, banchieri e architetti a Milano. Questo sistema, sempre secondo Travaglio, deturpa l’ambiente, trasforma edifici modesti in grattacieli e arricchisce privati amici di destra, centro e sinistra a spese dei cittadini, che perdono miliardi in oneri di urbanizzazione mai pagati.
L’editoriale sottolinea come Il Fatto Quotidiano, con Gianni Barbacetto, abbia denunciato questo sistema in perfetta solitudine per anni, mentre altri media celebravano il “magna-magna” milanese e proponevano Sala come leader politico. Per questo motivo, solo i 5 Stelle chiedono le dimissioni di Sala, mentre PD, centristi e destre lo difendono. Travaglio cita anche la Lega, che avrebbe voluto estendere il “modello Sala” a tutta Italia, e il ministro Nordio, che avrebbe suggerito come senza la sua “riforma” giudiziaria, a Milano “sarebbero già tutti dentro”.
Travaglio conclude l’editoriale paragonando la situazione attuale ai tempi di Tangentopoli, dove destra e sinistra fingevano di combattersi di giorno e si spartivano la torta di notte. Il punto di contatto tra ieri e oggi, secondo Travaglio, è il “riformismo”, inteso come l’intreccio tra politica e affari che conduce inevitabilmente a San Vittore.
18 luglio 2025



