Netanyahu e la supremazia dell’ebraismo. Le altre religioni considerate clandestine
Il prof. Franco Garelli ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui scrive dell’assurda decisione israeliana di impedire al cardinale Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa padre Ielpo, di raggiungere la Basilica del Santo Sepolcro nella Città Vecchia di Gerusalemme per celebrare i riti della Settimana Santa. Questo gravissimo fatto non è stato un semplice incidente di percorso, né un atto che può essere in alcun modo motivato da ragioni di sicurezza, pur in una situazione oltremodo drammatica e complicata.
Afferma, infatti, Garelli: “Per la prima volta nel corso della storia il patriarca latino di Gerusalemme non ha potuto celebrare la messa della domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro, per cui questa misura restrittiva imposta dalle autorità israeliane viene considerata anzitutto come «palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata». Ma oltre a ciò, l’offesa ricevuta presenta un carattere simbolico assai più rilevante, in quanto rappresenta un attacco alla libertà di culto, impedisce ai cristiani di celebrare i giorni più sacri del loro calendario religioso nei luoghi in cui è nato il cristianesimo, ignora la sensibilità di due miliardi e 300 milioni di persone in tutto il mondo che – proprio in questa settimana clou della loro fede – guardano a Gerusalemme”.
Tesi principale
L’episodio che ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di celebrare la Domenica delle Palme al Santo Sepolcro non è un fatto isolato, ma rappresenta un grave attacco alla libertà religiosa e il punto più basso nei rapporti tra Israele e la Chiesa cattolica.
Il fatto e il suo significato
- Le autorità israeliane hanno impedito l’accesso ai luoghi santi cristiani durante la Settimana Santa.
- La Chiesa considera il provvedimento:
- ingiustificato (non spiegabile con la sicurezza),
- sproporzionato,
- una forma di intimidazione religiosa.
- È un evento storico senza precedenti: il patriarca non ha potuto celebrare in uno dei luoghi più sacri del cristianesimo.
Il valore è soprattutto simbolico: si colpisce il diritto dei cristiani di praticare il culto proprio nei luoghi d’origine della loro fede.
Interpretazione dell’autore
Secondo Garelli, dietro l’episodio emerge una visione più ampia:
- il rischio che in Israele si affermi una supremazia religiosa ebraica;
- le altre religioni (come il cristianesimo) vengano trattate come “estranee” o marginali;
- la vera posta in gioco diventa la libertà di religione a Gerusalemme.
Il contesto dei cristiani in Medio Oriente
- I cristiani sono oggi solo circa il 3% della popolazione, contro il 20% di un secolo fa.
- Vivono una condizione di:
- marginalità,
- difficoltà crescente nel dialogo interreligioso,
- ruolo fragile ma ancora orientato alla pace.
Critica all’uso della religione
L’articolo denuncia anche un problema più ampio:
- il nome di Dio viene strumentalizzato per giustificare conflitti e guerre;
- sia Pizzaballa sia il Papa ribadiscono che:
- Dio non giustifica la violenza,
- è invece dalla parte di chi soffre.
Il paradosso finale
- Negli anni ’80, con lo “Spirito di Assisi” promosso da Giovanni Paolo II, si era affermato un modello di dialogo tra religioni.
- Oggi, invece, si assiste a un ritorno alle divisioni, dove prevalgono muri e conflitti.
Conclusione
Per Garelli, l’episodio di Gerusalemme è un segnale allarmante: indica una crisi profonda non solo nei rapporti diplomatici, ma soprattutto nel principio fondamentale della convivenza tra religioni in una terra simbolo delle grandi fedi monoteiste.
30 marzo 2026





