Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Editoriali

Trump sempre più solo

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale descrive un’America senza precedenti storici: per la prima volta non si trova in un isolamento “volontario” (scelta politica), ma involontario, causato dal rifiuto degli alleati storici di seguire la linea di Donald Trump.

Scrive Fubini: ”Negli ultimi mesi Trump interrompe «Project Freedom», la campagna militare per riaprire lo stretto di Hormuz, perché l’Arabia Saudita gli nega l’uso delle basi e dello spazio aereo. Keir Starmer prima lascia cadere l’invito di Trump a unirsi alla guerra — secondo Bergman e Barnea — quindi gli nega l’uso della base di Diego Garcìa nell’oceano Indiano. La Francia gli nega l’uso dello spazio aereo. La Spagna dichiara la guerra all’Iran «illegale e immorale». L’Italia chiude l’accesso a Sigonella almeno in un’occasione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz dice che l’america è stata «umiliata». E negli Emirati Arabi Uniti si è aperto un dibattito pubblico sull’opportunità di mantenere le installazioni militari americane”.

E continua: ”Trump si è scavato il vuoto intorno, ma questo è solo un lato della medaglia. Poi c’è l’altro, quello che mostra come sempre di più anche le democrazie avanzate cerchino di riequilibrare aprendo nuovi canali con la superpotenza che lui stesso visiterà fra qualche giorno. La Cina non era mai stata tanto consultata. A gennaio Trump dichiara che il Canada è il cinquantunesimo stato federale americano e poche settimane dopo Mark Carney, premier di Ottawa — nota Michael Kovrig su Foreign Affairs — sta già stringendo mani a Pechino, dove il suo pari grado Li Qiang gli dice: l’amicizia fra noi «ci prepara per il nuovo ordine mondiale»; e questo è lo stesso Carney che un anno prima vedeva nella Cina la maggiore minaccia per il suo Paese. Invece piazza Tienanmen sta diventando una meta sempre più ambita di pellegrinaggi politici: solo quest’anno, oltre a Carney, già i leader di Finlandia, Irlanda, Corea del Sud, Gran Bretagna, Uruguay, Germania e Spagna; nel 2025, sempre oltre alla Spagna, anche i leader di Australia, Francia, Georgia, Nuova Zelanda, Portogallo e Serbia”.

Ecco i punti principali della sintesi:

1. Il fallimento delle strategie militari e l’opposizione degli alleati. Fubini cita diverse ricostruzioni giornalistiche (come quelle di Ronen Bergman) per mostrare come i piani di Trump siano stati sistematicamente ostacolati. Esempi chiave sono:

  • La Turchia che blocca i piani americani sui curdi in funzione anti-Iran.
  • Regno Unito, Francia, Spagna e Italia che negano basi, spazi aerei o supporto bellico per la guerra contro l’Iran o per l’operazione nello stretto di Hormuz.
  • Persino partner storici come gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita iniziano a prendere le distanze.

2. Il pivot verso la Cina. Mentre Trump si isola con dazi erratici e attacchi personali (anche al Papa), il resto del mondo guarda a Pechino. Leader di paesi democratici (Canada, Germania, Spagna, Gran Bretagna, ecc.) intensificano i viaggi diplomatici in Cina, cercando un nuovo equilibrio in quello che il premier canadese Mark Carney definisce il “nuovo ordine mondiale”. La Cina non è più vista solo come una minaccia, ma come l’interlocutore necessario di fronte all’imprevedibilità americana.

3. Le cause del declino diplomatico. L’isolamento è figlio del comportamento di Trump: le intemperanze verbali, le minacce daziari, le teorie sulla Groenlandia, l’approccio opaco con Putin e, soprattutto, la gestione disastrosa della crisi iraniana. Gli USA, architetti del sistema internazionale (NATO, FMI), si ritrovano oggi soli.

4. Il rischio economico e l’intelligenza artificiale. Fubini sostiene che l’America non possa permettersi questo isolamento per ragioni strutturali:

Debito e dollaro: gli USA hanno bisogno degli alleati per finanziare il proprio debito e mantenere il primato del dollaro.

La bolla dell’AI: le Big Tech americane (Microsoft, Google, Meta, Amazon) stanno investendo cifre colossali (mille miliardi) nell’intelligenza artificiale. Affinché questi investimenti non facciano crollare Wall Street (che vale il doppio del PIL USA), le aziende hanno bisogno di mercati globali aperti e accoglienti dove vendere i propri servizi.

Conclude Fubini: ”Tutto questo significa che le aziende americane dell’intelligenza artificiale presto avranno bisogno di mercati internazionali ben aperti e accoglienti per vendere a caro prezzo i loro prodotti, se vogliono evitare enormi perdite sui loro investimenti. Dovranno battere la concorrenza dell’intelligenza artificiale cinese, che è meno forte ma costa (quasi) zero. L’america dunque ha disperatamente bisogno di mostrare più rispetto per i propri alleati, se non altro perché ha bisogno dei loro mercati. Se non lo capisce Trump, lo capiranno quelli che presto si adopereranno per chiudere la sua stagione”.

L’editoriale lancia un monito: se l’America non torna a mostrare rispetto per gli alleati e per i mercati internazionali, rischia una recessione drammatica. Se Trump non comprenderà questa necessità, lo farà chi sarà chiamato a chiudere la sua stagione politica per evitare il collasso del sistema-Paese.

12 maggio 2026