Nell’editoriale “Siamo nel mirino: non ci controllano, vogliono eliminarci”, su Libero, Mario Sechi riflette sul clima di ostilità e minacce che, a suo dire, sta prendendo di mira i giornalisti e gli editori non allineati alla sinistra.
Il fatto, telegrafico: una lettera spedita al Tempo, minacce di morte, foto allegate di un incontro a tavola tra Cerno, Pasini e Osvaldo De Paolini (vicedirettore del Giornale), firma anarchica, indagini in corso, brutto clima. Daniele Capezzone e Tommaso Cerno sono miei amici, due eccezionali polemisti; con Osvaldo De Paolini ci siamo incontrati trent’anni fa in redazione al Giornale; Giampaolo Angelucci lo conosco da vent’anni, io passavo da un quotidiano all’altro e lui mi diceva «Allora, quando vieni?». Zappo la vigna dell’editoria da quando il papà di noi tutti, Vittorio Feltri, quasi 35 anni fa, mi battezzò nella chiesa sconsacrata dell’Indipendente, sono passati tante primavere e giornali, fin troppe città e una moltitudine di taccuini pieni di appunti, mai come oggi ho sentito un clima così barbaro nei confronti dei giornalisti (e degli editori) non allineati alla sinistra, neppure quando al governo c’era Silvio Berlusconi, a cui i compagni non hanno mai risparmiato nulla, né come editore né come leader politico.
Le minacce a “Libero” e la deriva dell’odio
L’articolo prende spunto da una recente lettera di minacce di morte, firmata da anarchici, e indirizzata a “Il Tempo” e “Libero”, con allegate foto di alcuni giornalisti. Sechi definisce questo clima “barbaro” e peggiore persino rispetto all’epoca del governo Berlusconi, sottolineando che l’odio non è una semplice critica, ma un desiderio di “prevaricare, annullare, cancellare” fino ad arrivare a un esplicito programma di “eliminazione fisica”.
Il fallimento del progressismo e l’attacco alla destra
Secondo l’autore, questa deriva violenta è una conseguenza della “bancarotta culturale delle sinistre” e del “fallimento del progressismo”, traumatizzato dalla vittoria netta del centrodestra e dall’ascesa di Giorgia Meloni. Per Sechi, il giornalismo conservatore è diventato il bersaglio principale, affrontando tattiche di isolamento e delegittimazione, come la formula del “3 contro 1” nei talk show televisivi. Egli nega l’esistenza di un “telemelonismo” in Rai, descrivendolo come un’invenzione della sinistra e ribadendo che gli spazi per voci conservative nel servizio pubblico sono del tutto insufficienti.
La violenza mediatica e l’isolamento
Sechi sostiene che la “guerra” contro i commentatori conservatori si è spostata violentemente sui social media, descritti come un “medioevo digitale” dove minacce e fake news sono la norma. L’autore conclude che l’accusa di “fascismo” contro chi non è di sinistra serve a giustificare un “assalto all’arma bianca” e, in ultima analisi, può spingere individui a compiere azioni violente. Nonostante il clima di intimidazione, Sechi ribadisce la soddisfazione di non cedere il campo a questa “nuova forma di leninismo”.
23 agosto 2025





