Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Editoriali

Un’altra lezione di inglese

Paolo Lepri ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale analizza il terremoto politico nel Regno Unito come un monito per l’intero Occidente.

Scrive Lepri: ”In un’epoca in cui i più impensabili paradossi sembrano diventare realtà — in primo luogo la presenza di uno sfascia-democrazia come Donald Trump alla guida del mondo «occidentale» — viene di ragionare al contrario. E se oggi, a dieci anni dal referendum che sancì il divorzio tra Londra e Bruxelles, fosse proprio la Brexit ad essere la causa dei mali del Regno Unito, resi clamorosamente visibili dal tracollo dei partiti storici — i laburisti del primo ministro Keir Starmer soprattutto — nelle elezioni amministrative del 7 maggio? Non si può assolutamente escludere”.

E continua: ”Certo, il terremoto che rischia di fare crollare il sistema politico di questa nazione sofferente ha lo stesso ruggito delle parole d’ordine più isolazioniste, se non addirittura nazionaliste, che abbiamo ascoltato minacciose in questo decennio. Come sottolinea il politologo Sir John Curtice in un commento per la Bbc, è un fatto che il partito di Farage si sia battuto meglio nei luoghi dove il «sì» aveva trionfato nel 2016, arrivando fino al 41 per cento dei voti. Ma è anche vero che in quei tormentati anni seguire la strada del compromesso piuttosto che quella della rottura, privilegiando la carta della persuasione, sarebbe stato più utile. Lavorando in modo efficiente, senza servirsi di slogan, per la protezione e la sicurezza dei cittadini”.


Il trauma della Brexit e il fallimento dei partiti storici

L’analisi parte da un’ipotesi centrale: a dieci anni dal referendum, la Brexit rimane la ferita aperta e la causa primaria del caos attuale. Lo “strappo” con Bruxelles ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di isolazionismo, xenofobia e promesse di benessere mai concretizzate.

Il risultato è un sistema politico in frantumi:

  • I conservatori (Tories): ridotti alla lotta per la sopravvivenza, pagano il prezzo di anni di bugie (Boris Johnson) e incompetenza (Theresa May).
  • I laburisti (Labour): nonostante siano al governo con Keir Starmer, subiscono un tracollo nelle amministrative, minati da faide interne e incapaci di offrire una visione comune che rassicuri l’elettorato.

L’ascesa di Nigel Farage e del populismo

Il vero protagonista della crisi è Nigel Farage con il suo partito Reform. Lepri sottolinea come il populismo di destra non sia arrivato di sorpresa: i partiti tradizionali lo hanno visto crescere senza però trarne le conseguenze. Farage trionfa proprio laddove il “Leave” fu più forte, alimentando la protesta contro un establishment che non ha saputo mantenere le promesse.

Una “lezione” per l’Europa

Il caso inglese non è isolato, ma rappresenta un’anticipazione di ciò che accade nel resto del continente:

  • In Francia e Germania, il “cordone sanitario” contro la destra radicale (come AfD) vacilla pericolosamente.
  • Nell’Est Europa, i partiti tradizionali scivolano verso posizioni populiste o ambigue verso Mosca (come visto in Romania).
  • Il messaggio di fondo: i partiti moderati e progressisti stanno perdendo perché non sanno più “governare bene” (citando Angela Merkel) e non riescono a rispondere al malessere dei cittadini impauriti.

L’ombra di Donald Trump

Sullo sfondo domina la figura di Donald Trump, definito un “guastatore” che ha sdoganato ogni forma di estremismo. La sua influenza culturale e politica rende oggi possibile ciò che un tempo era impensabile: persino l’ascesa di una figura come Farage ai vertici del potere britannico.


In sintesi: l’editoriale avverte che, senza una governance efficiente e una coesione delle forze democratiche, il sistema politico tradizionale rischia il naufragio definitivo sotto i colpi di un populismo alimentato da promesse tradite e divisioni interne.

9 maggio 2026