Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sottolinea come per la trentottesima volta, conteggio per approssimazione a cura della «Cnn», Donald Trump annuncia che l’accordo con l’Iran è praticamente pronto. E per la trentottesima volta da Teheran rispondono che non c’è alcuna intesa. Nel frattempo, non si capisce se e come i negoziati stiano proseguendo; mentre, invece, continuiamo a vedere le immagini dei bombardamenti, da una parte e dall’altra, che si mescolano a quelle in arrivo da Ceuta. Guerra e crisi umanitarie non vanno in vacanza.
Scrive Sarcina: ”Ora è sempre più diffusa, a torto o a ragione, un’altra sensazione: Trump, in realtà, non sa che cosa fare. I sondaggi riflettono la sfiducia crescente dell’opinione pubblica. Secondo Gallup, l’istituto statistico più autorevole degli Usa, solo il 37% degli americani approva l’operato del presidente. Peggio di lui, soltanto Richard Nixon, a pochi giorni dalle dimissioni per lo scandalo Watergate. La credibilità di «The Donald» è in caduta libera, perché, probabilmente, aveva ragione Abraham Lincoln: «Puoi ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non puoi ingannare tutti per sempre». Naturalmente, per il presidente, questo è lo scenario peggiore in vista delle elezioni di midterm, in programma il 3 novembre”.
E prosegue: ”Ora è sempre più diffusa, a torto o a ragione, un’altra sensazione: Trump, in realtà, non sa che cosa fare. I sondaggi riflettono la sfiducia crescente dell’opinione pubblica. Secondo Gallup, l’istituto statistico più autorevole degli Usa, solo il 37% degli americani approva l’operato del presidente. Peggio di lui, soltanto Richard Nixon, a pochi giorni dalle dimissioni per lo scandalo Watergate. La credibilità di «The Donald» è in caduta libera, perché, probabilmente, aveva ragione Abraham Lincoln: «Puoi ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non puoi ingannare tutti per sempre». Naturalmente, per il presidente, questo è lo scenario peggiore in vista delle elezioni di midterm, in programma il 3 novembre”.
1. Lo stallo americano e la crisi di credibilità
Annunci a vuoto: Trump continua ad annunciare un accordo imminente con l’Iran (smentito da Teheran), mentre i bombardamenti e la paralisi proseguono.
Divisioni interne: l’amministrazione USA è spaccata: il segretario alla Difesa Pete Hegseth (allineato a Netanyahu) spinge per l’opzione militare, mentre il vicepresidente J.D. Vance e il generale Dan Caine sconsigliano l’attacco.
Fiducia al minimo: i sondaggi (Gallup al 37% di gradimento) mostrano una forte perdita di credibilità per Trump, complicando lo scenario politico interno
2. Il calcolo dell’Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz
La scommessa dei Pasdaran: Teheran sa che Trump vuole evitare una guerra totale e continua a bloccare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz.
I dilemmi del Golfo: le monarchie arabe preferirebbero pagare un “racket/pedaggio” informale pur di sbloccare il commercio, ma allo stesso tempo investono in rotte alternative e difesa, consapevoli che la sola protezione statunitense non basta più.
3. L’ambiguità europea e la mancanza di soluzioni
Il tentativo di missione militare: Gli USA hanno fatto pressione sul Regno Unito per organizzare una missione navale nello Stretto. Tuttavia, la risposta di Paesi come Francia e Italia è stata frenante: parteciperanno solo a ostilità concluse.
Tensioni interne all’UE: Le recenti tensioni legate alla crisi migratoria a Ceuta stanno ulteriormente intossicando i rapporti tra i governi europei.
La necessità di una mediazione: L’Europa rifiuta l’uso immediato della forza, non vuole cedere al ricatto iraniano, ma non offre alternative. L’unica strada concreta sarebbe una proposta diplomatica seria di mediazione multilaterale (sulla falsa riga dell’accordo sul nucleare del 2015), in grado di legare insieme la sicurezza nello Stretto, il dossier atomico e la stabilità del Medio Oriente.
3 agosto 2026





