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Esteri

I due mesi che sconvolsero il mondo

Guido Olimpio ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza le conseguenze del recente conflitto tra Stati Uniti e Iran guidato dall’amministrazione Trump.

Scrive Olimpio: ”Il modo in cui Trump ha iniziato e poi condotto la guerra ha acuito le tensioni tra le due sponde dell’atlantico. I Paesi europei si lamentano per non essere stati consultati. Il presidente americano ha replicato minacciando di ritirare migliaia di soldati da Germania, Italia e Spagna. È uno strappo che si potrà riparare? La verifica più immediata è prevista nel prossimo vertice della Nato, il 7 e 8 luglio in Turchia. Ma è largamente condivisa l’idea che il conflitto abbia accelerato il piano per dare un ruolo politico più autonomo all’Europa, intesa in senso più largo rispetto alla Ue. I fautori principali di questo processo sono Regno Unito, Francia e Germania”.

E continua: ”Gli iraniani si sono ritrovati a manovrare uno strumento di pressione insperato alla vigilia del conflitto: l’apertura o la chiusura dello Stretto di Hormuz. Da quel braccio di mare transita circa il 20% del fabbisogno mondiale di gas e di petrolio. Per il dopo-guerra si porranno due questioni. La prima riguarda, naturalmente, il ripristino delle forniture. Circolano molte previsioni. Le più quotate stimano che bisognerà attendere fino a settembre per tornare, più o meno, alla normalità. Bisognerà, però, vedere a quali condizioni. I pasdaran saranno davvero in grado di imporre un pedaggio su ogni petroliera? In ogni caso, e questo è il secondo tema, da ora in avanti vacillerà un altro principio fondamentale del diritto: la libertà di navigazione nelle acque internazionali”.

L’autore sostiene che, nonostante l’intensità dell’offensiva (definita “Furia epica”), l’obiettivo del cambio di regime a Teheran è fallito, lasciando però il mondo di fronte a macerie diplomatiche ed economiche.

1. Il fallimento militare e la resilienza iraniana

L’attacco aereo massiccio condotto da USA e Israele ha causato danni devastanti ma non ha piegato l’Iran. Teheran ha applicato una strategia di resistenza efficace:

  • Resilienza dei Pasdaran: la catena di comando ha retto e l’uso di droni e missili ha permesso di colpire basi americane e infrastrutture energetiche.
  • Vantaggio geografico: il territorio montuoso ha protetto i siti nucleari e i lanciamissili, mentre il controllo dello Stretto di Hormuz è stato usato come arma di ricatto globale.
  • La carta del Mar Rosso: l’Iran mantiene la minaccia dei ribelli Houthi nello Yemen per bloccare, se necessario, anche il passaggio verso il Canale di Suez.

2. Lo strappo transatlantico

Il conflitto ha creato una profonda frattura tra Stati Uniti ed Europa:

  • Gli alleati europei lamentano il mancato coinvolgimento nelle decisioni.
  • Trump ha risposto minacciando il ritiro delle truppe da Germania, Italia e Spagna.
  • Questa crisi sta accelerando l’autonomia politica di un’Europa “allargata” (guidata da Francia, Germania e Regno Unito) al di fuori della stretta influenza USA.

3. Frammentazione nel Golfo

Il fronte delle monarchie arabe è diviso:

  • Emirati Arabi Uniti: bersagliati dall’Iran perché considerati alleati di Israele.
  • Arabia Saudita, Qatar e Oman: più propensi al dialogo per evitare una guerra totale.
  • Egitto: fortemente danneggiato economicamente dal calo dei traffici marittimi.

4. Shock economico e crisi delle filiere

Dopo la pandemia e la guerra in Ucraina, questo è il terzo grande shock per l’economia mondiale:

  • Emergenza energetica: con lo Stretto di Hormuz (da cui passa il 20% di gas e petrolio mondiale) sotto scacco, l’Europa deve cercare nuovi fornitori (Nord Africa, Azerbaigian, Kazakistan) per sostituire le risorse del Golfo.
  • Materie prime: il blocco non riguarda solo l’energia, ma anche materiali critici come alluminio, cobalto, elio e fertilizzanti, con impatti pesanti su settori come l’automotive, la farmaceutica e l’elettronica.
  • Sicurezza economica: i costi delle assicurazioni marittime sono quintuplicati e il principio della libera navigazione internazionale è ora messo seriamente in discussione.

In sintesi: l’articolo descrive un mondo in cui la geopolitica è tornata a dominare l’economia, costringendo governi e industrie a una faticosa e costosa ricostruzione delle rotte commerciali e delle alleanze strategiche.

8 maggio 2026