Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

Un piano Davignon per l’auto europea

Articolo realizzato con Ai

L’articolo di Roger Abravanel, “Un piano per Davignon l’auto europea”, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, analizza la profonda crisi dell’industria automobilistica europea di fronte alla transizione all’elettrico e alla concorrenza cinese, proponendo una soluzione drastica ispirata al “Piano Davignon” per l’acciaio negli anni ’70.


Le critiche al settore e al green deal

Abravanel apre l’articolo evidenziando un doppio fronte di critiche:

  • Contro i produttori europei: accusati di essere stati surclassati da Tesla e dai produttori cinesi nell’elettrico, e di aver privilegiato utili e dividendi anziché investire in innovazione nel 2023.
  • Contro il green deal europeo: ritenuto “un pessimo deal” per non aver generato domanda di auto elettriche (a differenza della Cina), per la scadenza “ridicola” del 2035 per la fine della vendita di auto a combustione e per le sanzioni che bloccano il mercato.

Nonostante le ambizioni del nuovo green deal proposto dall’UE, mancano le risorse necessarie. In particolare, si stimano 20 miliardi di euro di investimenti mancanti per raggiungere i 3-3,5 milioni di colonnine di ricarica previsti per il 2030, a fronte dei 4 milioni già presenti in Cina nel 2025.


Le richieste dei produttori e la dura realtà

I produttori europei chiedono un ritorno al passato, con l’eliminazione del divieto del 2035 e delle sanzioni, sussidi pubblici per le gigafactory di batterie e, soprattutto, dazi contro le auto cinesi.

Tuttavia, Abravanel argomenta che la scarsa domanda di auto elettriche in Europa è solo la punta dell’iceberg di problemi strutturali:

  • Un eccesso di capacità produttiva latente da anni, esploso con la contrazione del mercato da 18 milioni di auto nel 2007 a 10 milioni nel 2023.
  • I costi di gestione di due gamme di prodotti (elettrici e tradizionali), che specialisti come BYD e Tesla non devono affrontare.
  • La perdita del mercato cinese da parte di colossi come Volkswagen, surclassata dai produttori locali che offrono prezzi stracciati.
  • Un forte ritardo nelle tecnologie digitali.

Perché i dazi non sono la soluzione

L’autore sostiene che i dazi contro le auto cinesi non risolverebbero il problema. A differenza degli anni ’80, quando i dazi contro i giapponesi furono efficaci perché il loro vantaggio era gestionale (colmaile in 15 anni), il gap con la Cina è oggi strutturale. La Cina ha un mercato domestico di auto elettriche molto più grande (15 milioni contro i 4 di USA ed Europa messi insieme) e vantaggi competitivi nella produzione di materiali per batterie grazie a costi del lavoro e dell’energia inferiori.


Un nuovo approccio per l’auto europea: Il Piano Davignon

Rallentare la transizione all’elettrico, secondo Abravanel, penalizzerebbe i consumatori e ridurrebbe ulteriormente la competitività dell’industria europea. I migliori manager del settore stanno già cercando opportunità altrove.

Per questo, il green deal europeo deve essere completamente ripensato. L’obiettivo non può più essere quello di ripristinare il vecchio splendore dell’intero settore, ma di far sopravvivere almeno un paio di produttori e creare opportunità per i migliori componentisti e per tecnologie avanzate come il software. L’UE dovrebbe inoltre investire massicciamente nelle colonnine di ricarica, non tanto per salvare i produttori, quanto per supportare i consumatori europei nell’innovazione.

La proposta più radicale di Abravanel è l’orchestrare una ristrutturazione del settore automobilistico simile al “Piano Davignon” attuato per l’industria siderurgica europea negli anni ’70. Questo implicherebbe l’abolizione della corsa ai sussidi tra Paesi europei per mantenere aperte fabbriche inefficienti, favorendo invece il consolidamento delle imprese. Il tutto dovrebbe essere accompagnato da un gigantesco piano sociale per la riconversione di una parte significativa dei 12 milioni di lavoratori coinvolti nel settore e nell’indotto, come avvenne per l’acciaio dove si ridusse l’occupazione del 70%.

In sintesi, l’articolo conclude che l’auto europea ha bisogno di un “Piano Davignon”, fatto di riforme strutturali e consolidamento, piuttosto che di protezionismo o di un Green Deal inadeguato.


15 luglio 2025