Jacopo Iacoboni ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive della svolta industriale in Ucraina: dopo i droni e i “Flamingo” arriva la mossa strategica. E Trump concede la licenza di produzione dei Patriot per la difesa aerea.
Dice Jacoboni: “Da almeno un anno nell’intelligence ucraina sono convinti che la fase finale della guerra contro la Russia sarà «la battaglia nei cieli». In una guerra in cui l’Ucraina ha fermato l’avanzata della Russia sulla terraferma, ed è in grado di minacciare costantemente nel mar d’Azov e nella Crimea meridionale le petroliere della flotta russa ombra, quella fase è ormai iniziata. La battaglia nei cieli. Lo si vede con gli attacchi alla raffineria di Mosca, ripetuto ieri. Al porto di San Pietroburgo. A quattordici raffinerie di petrolio russe che bruciano. A volte anche a 2500 km di distanza, in Siberia”.
E aggiunge: ”L’Ucraina, che in partenza non aveva quasi niente, come vere armi, ha dovuto fare da sé (con l’aiuto rilevante di britannici, olandesi e danesi su tutti). Ed è stata incredibilmente smart. Nei droni a lungo raggio, è ormai addirittura all’avanguardia, al punto da poterli anche esportare adesso in AmericaA Kiev oggi tutte le forze consapevoli lo sanno, in particolare in uno dei luoghi strategici della resistenza ucraina, che è un’azienda di armi, Fire Point. L’azienda ormai produce un centinaio di droni FP-1 e FP-2 al giorno (quelli che colpiscono le raffinerie russe volando anche a bassissima quota). Produce il missile Flamingo (attualmente 3 al giorno), che comincia ad andare a segno, per esempio su uno stabilimento della difesa russa a Voronezh. E adesso gli ucraini hanno quasi concluso i test di prova del nuovo missile balistico FP-9, manca l’ultimo test del motore. Quando al cofondatore e progettista capo di Fire Points, Denis Shtilerman, viene chiesto quanto tempo manca per renderlo operativo, la risposta è eloquente: «Lo testeremo in Russia questo autunno». Diciamo a inizio ottobre, Mosca entra ufficialmente nel raggio di fuoco non più solo di droni a lungo raggio. «Siamo a un solo passo dal lancio: il collaudo del motore», spiega Shtilerman. «Solo dopo aver testato il motore inizieremo i test di volo. Poi, non appena avremo verificato che il missile è controllabile e fa quello che l’algoritmo gli dice di fare, inizieremo i test in Russia. Tutto qui».
La “battaglia nei cieli” e la svolta industriale ucraina: l’intelligence militare di Kiev (il Gur guidato da Kyrylo Budanov) è convinta che la fase finale del conflitto si giocherà sul controllo dei cieli. Dopo aver bloccato l’avanzata russa di terra e messo in sicurezza parti del Mar Nero, l’Ucraina punta ad attacchi strategici sempre più in profondità nel territorio russo (colpendo raffinerie e porti, a volte fino a 2500 km di distanza) attraverso un’industria bellica “fatta in casa” e all’avanguardia nei droni a lungo raggio.
- Il nuovo missile balistico FP-9: l’azienda ucraina della difesa Fire Point (che produce già droni FP-1/FP-2 e il missile Flamingo) è vicina a rendere operativo il suo primo missile balistico, l’FP-9. Manca solo l’ultimo test del motore. Il progettista capo Denis Shtilerman ha dichiarato che il missile verrà direttamente “testato in Russia” (presumibilmente verso inizio ottobre), portando Mosca nel raggio di fuoco dei missili balistici ucraini. Secondo gli ingegneri di Kiev, le difese russe faticheranno a intercettarli perché prive di esperienza contro questo tipo di manovre antiaeree.
- Il superamento degli ostacoli burocratici: rispetto al passato (quando il missile Flamingo subì forti ritardi a causa della dipendenza dalle normative doganali ed estere per l’importazione di motori turbogetto dal Regno Unito), per l’FP-9 l’industria ucraina si è mossa d’anticipo, risolvendo sia i problemi ingegneristici sia quelli giuridico-doganali.
- La difesa aerea e la svolta con Trump: l’anello debole di Kiev rimane l’intercettazione dei missili balistici russi (come gli Iskander e i Kinzhal), responsabili delle stragi di civili nella capitale a causa della scarsità di sistemi Patriot e relativi missili. Tuttavia, di ritorno da Ankara, Zelensky ha ottenuto importanti sviluppi:Gli Stati Uniti (sotto l’amministrazione Trump) invieranno a giorni un nuovo pacchetto di missili intercettori PAC-3.Ulteriori forniture arriveranno dall’Europa (con la Germania del cancelliere Merz in prima linea, mentre l’Italia viene definita “non pervenuta”).
- La mossa strategica: Trump ha concesso all’Ucraina le licenze per la produzione in loco dei sistemi Patriot, fornendo a Kiev le specifiche tecnologiche fondamentali relative ai sistemi di puntamento e ai radar necessari per intercettare i missili russi.
- 11 luglio2026





