L’ambasciatore Stefano Stefanini ha pubblicato un articolo su La Stampa in cui parla della questione Stati Uniti – Groenlandia, che è diventato un boccone prelibato di cui Donad Trumpo sembra avere bisogno. E non demorde. Anzi, rilancia.
Afferma Stefanini: ”Il 47esimo Presidente degli Stati Uniti ha fatto delle sue pretese sulla Groenlandia una prova di forza. Lasciamo perdere il diritto internazionale e tre quarti di secolo di solidarietà atlantica che gli danno torto marcio. Per Donald e i suoi fedeli non contano. Se è una prova di forza l’Europa deve avere la forza di affrontarla non sottrarvisi. Scoprirà che in questa vicenda Trump è molto meno forte di quanto non faccia mostra di essere. Il ricorso ai dazi nasconde una mano debole. Come il giocatore di poker in bluff che cerca di portare a casa il piatto rilanciando”.
E continua: ”Per Trump i dazi sono l’arma multiuso – finché glielo permette la Corte Suprema – con il proiettile in canna. Ma fino a quarantotto ore fa non ne aveva parlato. Il ricatto era un altro: se devo scegliere fra Groenlandia e Nato, scelgo la Groenlandia. Corollario: dato che gli europei hanno bisogno della Nato, molleranno la Groenlandia, tanto peggio per la Danimarca. Senonché l’arma “abbandono della Nato” è spuntata. Per un semplice motivo: agli Stati Uniti la Nato serve ancora, forse non come ai tempi della guerra fredda – la narrativa trumpiana dimentica completamente e convenientemente che l’Alleanza Atlantica nasce per iniziativa Usa ai fini del loro rafforzamento strategico-militare in Europa, dall’Artico al Mediterraneo – ma con una rete di 31 basi permanenti, 19 altre installazioni militari e quasi 70 mila unità in servizio“.
Il cuore del problema. l’autore analizza la decisione di Donald Trump (qui citato come 47° Presidente) di imporre dazi a otto alleati europei. Ufficialmente, la mossa è una ritorsione per il rifiuto della Danimarca di vendergli la Groenlandia, nonostante i tentativi danesi di offrire compromessi su sicurezza e risorse minerarie salvaguardando però la propria sovranità.
L’analisi politica: un bluff che nasconde debolezza. Secondo Stefanini, l’aggressività di Trump è in realtà un segno di debolezza, simile al bluff di un giocatore di poker. Trump ricorre ai dazi (la sua “arma di riserva”) perché la sua minaccia precedente — ovvero abbandonare la NATO — si è rivelata un’arma spuntata. Gli Stati Uniti, infatti, hanno ancora un bisogno vitale delle basi e della struttura della NATO per la propria difesa missilistica e per la proiezione di forza in Medio Oriente.
La strategia per l’Europa di fronte a questo scenario, l’Europa ha due settimane prima che i dazi entrino in vigore. L’autore sostiene che:
La remissività è inutile: i tentativi di blandire Trump non funzionano; con i “bulli” serve fermezza.
Serve coesione: l’obiettivo strategico (volontario o indiretto) di Trump è spaccare l’Europa. Per questo motivo, l’Unione Europea deve rispondere in modo unitario con contromisure e contro-dazi.
Il ruolo dell’Italia: anche i Paesi non colpiti direttamente dai dazi, come l’Italia, devono schierarsi compatti con gli alleati. Lasciarsi dividere significherebbe regalare una vittoria geopolitica a Trump, ma anche a Putin e Xi Jinping.
18 gennaio 2026





