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Esteri

I segnali di Donald

Lucrezia Reichlin ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui scrive delle svariate questioni che il presidente degli Stati Uniti sta affrontando, con piglio autoritario, sia all’interno del suo Paese sia all’estero.

Sostine la Reichlin che :”l’attacco a Powell segna una discontinuità (tra il primo e il secondo mandato di Trump – ndr). Non è più solo una disputa su tassi, inflazione o crescita. È un messaggio rivolto all’intero apparato tecnico dello Stato federale: nessuna posizione è davvero protetta se entra in conflitto con la volontà politica del leader. E il messaggio ha anche una funzione deterrente. L’insinuazione di un illecito, anche se destinata a cadere nel nulla, ha un costo reale e immediato per chi la subisce. Negli Stati Uniti, le spese legali ricadono spesso sull’individuo, non sull’istituzione. Anche quando un funzionario viene pienamente scagionato, il prezzo personale — finanziario, reputazionale, professionale — resta. Il risultato è un effetto di scoraggiamento strutturale: professionisti esperti, provenienti dal mondo accademico o finanziario, potrebbero semplicemente decidere che accettare incarichi di vertice nella Pubblica amministrazione non vale più il rischio”.

L’articolo della Reichlin analizza il recente attacco di Donald Trump al presidente della Fed, Jerome Powell, sostenendo che non si tratti di una semplice disputa sull’indipendenza della banca centrale, ma di un segnale politico allarmante rivolto a tutto l’apparato tecnico dello Stato americano.

I punti fondamentali dell’analisi sono:

Un salto di qualità nell’aggressione: le tensioni tra Casa Bianca e Fed ci sono sempre state (es. Nixon o Johnson), ma Trump ha infranto un tabù storico insinuando comportamenti criminali. Non si critica più l’errore tecnico, ma si delegittima la persona sul piano legale e morale.

L’effetto deterrente sui funzionari: questa strategia di intimidazione personale (che comporta rischi legali e reputazionali per il singolo) rischia di scoraggiare professionisti ed esperti dall’accettare incarichi nella Pubblica Amministrazione, poiché nessuna posizione tecnica è più al sicuro dalla volontà politica del leader.

Il contesto economico (il fine vs. il metodo): sebbene sia comprensibile la necessità di coordinare politica monetaria e fiscale per gestire l’enorme debito pubblico USA (cosa che i mercati accettano), il problema è il metodo. Non si persegue un coordinamento istituzionale trasparente, ma si usa la minaccia personale.

Il rischio costituzionale: l’attacco a Powell va oltre la finanza; minaccia il modello di governance democratico, scardinando il confine tra potere politico e amministrazione tecnica attraverso la paura invece che tramite le riforme.

18 gennaio 2026