Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui evidenzia come l’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, siglato a luglio in Scozia da Ursula von der Leyen e Donald Trump, sia sull’orlo del collasso a causa delle recenti decisioni della Casa Bianca e della magistratura americana.
Afferma Fubini’: ‘Il paradosso è che Trump ha assicurato la sua parte dell’accordo con Bruxelles abusando dei suoi poteri. Per questo l’ordine esecutivo sui dazi al 15% contro l’Europa — parte dell’intesa di luglio scorso — da venerdì non vale più. Al suo posto la Casa Bianca ha emesso venerdì stesso un nuovo ordine esecutivo basato su una norma dormiente, mai usata prima di Trump: la Sezione 122 del Trade Act del 1974, che permette al presidente di imporre surcharges («sovraccosti») su altri Paesi per cinque mesi in caso di «crisi nella bilancia dei pagamenti». È un modo del tycoon per andare avanti sulla sua linea, in attesa di trovare un altro appiglio legale fra cinque mesi. Venerdì Trump ha fissato i «sovraccosti» (anche) contro l’Europa al 10%, ma essi vanno aggiunti ai dazi che preesistevano fino a marzo scorso. In sostanza l’Europa tornava ad avere tariffe, nel complesso, attorno al 15%. Ieri invece Trump ha annunciato che porterà quei «sovraccosti» al 15%, di conseguenza i dazi totali contro l’Europa saliranno attorno al 20% (quelli infatti si sommano alle tariffe preesistenti). In sostanza, Trump ieri ha comunicato un ulteriore inasprimento contro l’europa dei termini già sfavorevoli dell’accordo commerciale di luglio. Il quale dunque ora può saltare”.
I punti chiave sono i seguenti:
- Il caos giuridico negli USA: una sentenza della Corte Suprema di Washington ha dichiarato illegittima l’architettura giuridica su cui Trump aveva basato i suoi dazi. Tuttavia, anziché ammorbidire i rapporti, questo evento ha spinto Trump a una reazione ancora più dura.
- La nuova strategia di Trump: per aggirare la sentenza, il presidente ha rispolverato la Sezione 122 del Trade Act del 1974 (una norma raramente usata), che permette di imporre “sovraccosti” (surcharges) per cinque mesi in caso di crisi della bilancia dei pagamenti.
- L’inasprimento dei dazi: Trump ha annunciato l’intenzione di portare questi sovraccosti al 15%. Poiché questi si sommano alle tariffe già esistenti, i dazi totali contro i prodotti europei salirebbero a circa il 20%, violando di fatto i termini dell’accordo di luglio (che prevedeva un tetto del 15%).
- Lo stallo a Bruxelles: l’Unione Europea si trova in una posizione difficile. Mentre il Consiglio ha già approvato i regolamenti per azzerare i dazi europei su beni americani (come auto e macchinari), l’Europarlamento è ora intenzionato a frenare.
- Il rischio di rottura: il voto di ratifica previsto per martedì in Commissione Commercio rischia di slittare. Senza la ratifica del Parlamento Europeo, l’UE risulterebbe inadempiente, facendo saltare definitivamente l’intesa.
In sintesi, l’articolo descrive il ritorno a una fase di guerra commerciale aperta. Fubini suggerisce che l’unico modo per spingere Trump a una marcia indietro sia una reazione di fermezza da parte dell’Europa, poiché la disponibilità al compromesso mostrata finora da Bruxelles è stata ripagata da Washington con ulteriori forzature e rincari tariffari.
22 febbraio 2026





