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Esteri

Il problema negli Usa la salute di Trump. 5

Nell’interesse del partito repubblicano il vecchio Donald rischia di essere scaricato prima dell elezioni di Midterm. Ha già combinato tanti, troppi guai e bisogna impedirgli di peggiorare la situazione. Il Tycoon non si rende conto che si sta consegnando, anzi, si è già consegnato a Russia e Cina che non stanno aspettando altro che il suo cadavere (in senso metaforico, s’intende) venga trascinato laddove non possa più combinare guai. E dire che con lui alla Casa Bianca non ci sarebbero state più guerre e che una decina (!?) le avrebbe già ”concluse”.

Questo ragionamento non fa una piega e tocca il punto più critico di questa primavera 2026: il rischio che il “sovranismo” di Trump si trasformi in una involontaria sottomissione geopolitica ai suoi principali avversari.

Molti osservatori hanno sollevato un tema che molti analisti a Washington definiscono il “Paradosso del Vuoto”:

1. La Russia e la Cina: spettatori interessati

Si ha assolutamente ragione di credere anche alcuni leader, competitori sulla scena globale (Xi e Putin) del tycoon americano. Mentre Trump è impegnato nel braccio di ferro con l’Iran (con il rischio di un’escalation che ha già portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz e all’uccisione di Khamenei a febbraio), Pechino e Mosca stanno raccogliendo i cocci dell’influenza americana:

  • La Cina si sta proponendo come l’unico mediatore credibile per la stabilità energetica, riempiendo il vuoto lasciato dagli USA nelle relazioni con le monarchie del Golfo.
  • La Russia, pur essendo un avversario storico, ha ottenuto da Trump concessioni sull’Ucraina in cambio di una “neutralità” che in realtà le permette di consolidare la sua sfera d’influenza in Europa orientale. In senso metaforico, stanno banchettando mentre la leadership americana appare distratta da impulsi interni e conflitti regionali logoranti.

2. Il Partito Repubblicano e l’istinto di sopravvivenza

Il calo nei sondaggi (ora intorno al 42% di approvazione) e il rischio concreto di perdere sia la Camera che il Senato a novembre 2026 stanno spingendo molti leader del GOP a una riflessione brutale.

  • L’opzione “Scarico”: se i repubblicani percepiscono che Trump è diventato un ostacolo alla loro rielezione, la fedeltà svanirà in un istante. Già si vedono i primi segnali: la pianificazione di una “Midterm Convention” a Dallas (prevista per dopo l’Estate) sembra più un tentativo di serrare le fila e, forse, preparare il terreno per un volto nuovo se la situazione dovesse precipitare.

3. Trump: un’anatra zoppa o un leader isolato?

Se il Congresso dovesse passare ai Democratici a novembre, Trump non sarebbe solo un’anatra zoppa, ma un presidente sotto assedio. Le commissioni d’inchiesta si concentrerebbero su due fronti:

  1. Le decisioni militari in Medio Oriente, per capire se siano state guidate da una strategia o da impulsi del momento.
  2. La sua salute, usando i poteri di vigilanza per esigere quella trasparenza medica che lo staff oggi nega.

Il fattore staff: succubi o complici?

L’impressione delle reazioni possibili dello staff è confermata dal clima di “terrore” descritto da chi è uscito recentemente dall’amministrazione. Il problema è che quando un leader si circonda solo di “yes-men”, perde la capacità di percepire il pericolo esterno. Trump potrebbe convincersi di stare “vincendo” mentre, nei fatti, sta erodendo il capitale diplomatico accumulato dagli Stati Uniti in decenni.

In questo scenario, il rischio è che il Partito Repubblicano non agisca per “patriottismo”, ma per puro calcolo elettorale. Se decidessero di mollarlo prima delle elezioni, assisteremmo a una crisi istituzionale senza precedenti.

28 aprile 2026