Angelo Panebianco ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un editoriale nel quale cerca di fare un’analisi delle dinamiche e delle distorsioni tipiche di una campagna elettorale – particolarmente evidenti nell’attuale fase storica ad alta polarizzazione – individuando tre aspetti fondamentali e quattro categorie di elettori.
Sostiene Panebiancoo: ”In campagna elettorale conta solo la lotta per accaparrarsi voti. Nella fase iniziale di una legislatura, se si è formato un governo che goda di una solida maggioranza, esso può arrischiarsi ad allungare lo sguardo al di là del qui e ora. Ma quando la legislatura è nella sua fase finale e si avvicina la campagna elettorale, il medio-termine non ha più alcun valore. Né per il governo né per l’opposizione. I commentatori politici, come gli economisti, possono mettere il dito sulle conseguenze di medio termine di questa o quella scelta del governo o dei suoi oppositori, ma i politici fanno un diverso mestiere e, in campagna elettorale, sono interessati ad altro. Quelli di loro che hanno fatto studi classici forse, leggendo noi commentatori nel bel mezzo di uno scontro elettorale, pensano alla commedia satirica Le Nuvole di Aristofane, al modo, negativo e caricaturale, con cui il commediografo ateniese descrive la figura di Socrate”.
E continua: ”I partigiani condividono una caratteristica. Votano per ribadire, di fronte a se stessi e agli altri, quale sia la propria identità politica. Sono loro, soprattutto, a chiedere alla politica di produrre e distribuire pseudo-certezze. Per i partigiani la veridicità o la falsità degli argomenti sollevati in compagna elettorale dalla propria parte non hanno importanza, non si preoccupano di quanto siano plausibili. I suddetti argomenti (mezze verità mescolate, per lo più, a invenzioni), agli occhi del partigiano, devono solo servire per prevalere sulla parte avversa. È tipico del partigiano approvare, qualunque cosa faccia, l’operato del governo se a governare è la sua parte politica e a disapprovare, qualunque cosa faccia, il governo della parte avversa. Anche se esiste, è tuttavia molto raro il partigiano che si sforzi, almeno in alcune occasioni, di essere obiettivo e sia capace di un minimo di generosità verso gli avversari”.
I tre aspetti della campagna elettorale
- La «tirannia del breve termine»: In campagna elettorale scompare la visione a medio-lungo termine. Conta solo l’oggi e la caccia immediata al voto, sia per il governo che per l’opposizione. Le scelte strategiche (come la coerenza sul riarmo per Meloni o il dibattito su Vannacci per la sinistra) vengono piegate alla pura convenienza del momento, senza badare alle conseguenze future. È un meccanismo fisiologico della democrazia, non un problema morale.
- Il mercato delle pseudo-certezze: La complessità reale della politica viene ignorata. I politici si sentono obbligati a vendere agli elettori “verità” e certezze assolute che in realtà non possiedono. In questo contesto, i “terribili semplificatori” e gli estremisti sono avvantaggiati, poiché la loro propaganda non ha bisogno di sfumature o cautele, a differenza dei moderati.
- La reazione dell’elettorato: Il bisogno dei politici di ostentare certezze e polemizzare serve a dialogare con una specifica fetta di elettorato, ma produce come effetto collaterale l’allontanamento di un’altra.
Le quattro categorie di elettori
Panebianco mappa il corpo elettorale dividendolo in quattro profili:
- I partigiani: votano per riaffermare la propria identità. Non cercano la verità oggettiva, ma vogliono argomenti (spesso mezze verità o invenzioni) utili a far prevalere la propria fazione e a sconfiggere l’avversario. Difendono la propria parte a prescindere ed è rarissimo che dimostrino obiettività.
- I fluttuanti: sono gli indecisi che popolano i sondaggi e che spesso scelgono la cabina elettorale solo all’ultimo minuto. Sono il target che i politici sperano di strappare agli avversari tramite la vendita di certezze.
- Gli indifferenti: persone distanti dalla politica che alimentano l’astensionismo, anche se a volte si recano alle urne per conformismo sociale (ad esempio, per non sfigurare davanti agli amici).
- Gli ostili per principio: cittadini profondamente contrari alla politica. Esiste un legame diretto tra questa categoria e i partigiani: più i politici esasperano i toni e vendono finte certezze per compiacere i partigiani, più aumenta il numero di chi si sente preso in giro e diventa ostile per principio.
In conclusione: secondo Panebianco, l’esasperazione di queste dinamiche grottesche e polarizzanti nella fase storica attuale contribuisce fortemente ad alimentare la percezione diffusa di una profonda “crisi della democrazia” in Europa.
11 luglio 2026





