Aldo Cazzullo ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un articolo in cui parla del fenomeno Kylian Mbappé, assoluto protagonista degli straordinari successi della Francia ai mondiali americani.
Scrive Cazzullo: ”Mbappé fa tutto lui: si procura un rigore e lo sbaglia, segna un gol fantastico e si infortuna, prende un sacco di botte dai marocchini compresi i suoi ex compagni nelle giovanili francesi ma non si lamenta. Ai paraguayani invece non ne ha fatta passare una: ha rifiutato di stringere la mano al portiere, che per ritorsione gli ha tirato una pallonata nella schiena; ha regalato fama mondiale a un’oscura senatrice — «donna spregevole e indegna del ruolo che ricopre…» — che l’aveva attaccato e a cui non è parso vero di poter entrare in polemica con l’attuale numero uno del calcio mondiale: «Mbappé non sa neanche trovare il Paraguay sulla mappa…».
E prosegue: ”Tra tutti i fuoriclasse del Mondiale, Mbappé era quello che rischiava di più. Certo, non è facile per chi è arrivato all’ultimo tango giocarsi ogni partita sul filo come un equilibrista, dentro o fuori, nuova avventura o morte sportiva. Finora dal filo sono caduti Ronaldo, Modric, Neymar, e Messi si è salvato per miracolo. Ma qui in America Mbappé è arrivato nel momento più difficile della sua carriera. Con il Paris Saint-Germain è finita male, con una causa legale combattutissima, vinta da Mbappé cui il Psg deve pagare 61 milioni (lui ne chiedeva 263, cifre che non lo rendono simpatico; va detto che in Spagna le tasse le paga, anche se hanno chiamato «legge Mbappé» il provvedimento che detrae il 20% delle imposte ai nuovi residenti fiscali). Con il Real Madrid l’amore non è mai sbocciato, al Bernabeu Kylian ha preso pure qualche fischio, anche perché i madrileni non hanno più vinto la Champions e senza di lui i parigini — anzi, i qatarini — ne hanno vinte due. A un certo punto qualcuno ha proposto di mettere Mbappé in panchina ai Mondiali”.
Un Mondiale ad altissima pressione: Kylian Mbappé è arrivato ai Mondiali (che si giocano in America) nel momento più difficile della sua carriera: reduce da una dura battaglia legale con il Psg (vinta per 61 milioni di euro), fischiato a Madrid dai tifosi del Real che faticano ad amarlo, e persino messo in discussione in patria da influencer e popolo del web, che ne chiedevano la panchina a favore di Dembelé.
La centralità di Deschamps: a differenza dei critici, il CT Didier Deschamps dimostra di capire il calcio e gli uomini: non solo difende Mbappé, ma gli conferma la fascia da capitano, lo mette al centro della squadra e lo tranquillizza, proteggendolo dalle provocazioni.
Il campo e il carattere: in campo Mbappé fa tutto da solo (segna, sbaglia un rigore, si infortuna), subendo il gioco duro e i falli dei marocchini senza lamentarsi. Reagisce invece duramente contro i paraguayani, colpevoli di averlo provocato e offeso sugli aspetti a lui più cari: le sue origini e la sua famiglia. Mbappé non sta zitto: rifiuta il saluto al portiere avversario e risponde a tono a una senatrice paraguayana che lo aveva attaccato.
Un personaggio oltre lo sport: Mbappé si conferma un’icona che supera i confini del calcio. Già due anni fa si era schierato apertamente contro Marine Le Pen e l’estrema destra francese. Oggi, con Le Pen candidata all’Eliseo, la politica preferisce non entrare in polemica con il capitano della Francia favorita.
La critica al razzismo e la difesa del meticciato: Cazzullo usa il caso Mbappé per attaccare il razzismo nel calcio e l’ossessione per la “purezza” etnica di alcune tifoserie e media (anche italiani). Il giornalista ricorda che il “meticciato” è il futuro dell’umanità (citando il cardinale conservatore Angelo Scola) e smonta i miti sulle squadre “pure”: l’Argentina è storicamente una nazione mista (il padre di Maradona era un indio Guarany, il simbolo è il meticcio Simeone), mentre nazionali come l’Inghilterra o la Francia traggono la loro forza proprio dalla diversità e dalle storie dei loro campioni.
11 luglio 2026





