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Esteri

L’Europa e le nuove guerre


Angelo Panebianco ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera in cui analizza la perdita di prestigio e di ruolo dell’Europa a livello internazionale, evidenziando come l’immagine di “guida morale, sociale e politica” si sia appannata agli occhi del resto del mondo, costringendo il Vecchio Continente a ripensamenti e inversioni di rotta sulle sue certezze storiche.

I ripensamenti europei

L’Europa è costretta a rivedere alcune delle sue politiche fondamentali sotto la pressione delle crisi geopolitiche e delle esigenze economiche:

  • Clima ed energia: le rigide regole sul cambiamento climatico vengono moderate. La svolta tedesca guidata dal Cancelliere Merz spinge per rinviare l’abbandono del motore a combustione oltre il 2035, nel tentativo di salvare l’industria automobilistica dalla concorrenza cinese (auto elettriche a prezzi di dumping).
  • Digitale e burocrazia: anche l’eccesso di regolamentazione digitale viene corretto in senso più permissivo, accogliendo l’appello di figure come Mario Draghi, secondo cui l’eccessiva burocrazia rischia di escludere l’Europa dalla rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale.
  • Difesa e riarmo: l’Europa sta abbandonando l’illusione di essere una “superpotenza erbivora” che può fare a meno di investire nella propria difesa. Le aggressioni di Putin e il disimpegno degli Stati Uniti (sotto l’America “trumpiana”) spingono verso un riarmo, nonostante le resistenze interne.
  • Immigrazione: anche le politiche migratorie stanno diventando più restrittive in diversi Paesi (citando Starmer, socialdemocratici danesi e Merz).

La percezione esterna dell’Europa

L’editoriale sottolinea come i principali attori globali vedano l’Europa come un attore debole e facilmente manipolabile:

  • Vista dalla Cina: c’è un disinteresse crescente. Un tempo, la Cina studiava l’Europa come un modello di “economia mista”. Oggi, il rispetto è svanito. Xi Jinping disprezza il welfare, lo vede come sintomo di civiltà decadente, e tratta i leader europei come “utili idioti” (secondo lo schema staliniano): cerca di reclutarli contro i dazi USA solo per invadere poi il mercato UE con i suoi prodotti.
  • Vista dalla Russia: Putin ignora i tentativi europei di giocare un ruolo nei negoziati di pace. Si gode il panico generato dalle sue minacce nucleari nelle opinioni pubbliche europee e non rispetta un’Unione dove anche Stati piccoli (come il Belgio o l’Ungheria) possono bloccare decisioni importanti, come il sequestro dei beni russi.
  • Visto dal Medio Oriente: nonostante l’impegno per il riconoscimento dello Stato palestinese, l’Europa non ha guadagnato alcun ruolo nelle trattative su Gaza. Le potenze regionali considerano l’America come l’unica potenza esterna che conta davvero.
  • Visto dall’Africa: la Russia sta riaffermando la sua presenza, come il reclutamento di mercenari in Sudafrica o l’offerta di una base navale strategica a Port Sudan. Le élite africane guardano ai rapporti di forza, dove l’Europa appare debole.

Una “rivincita” a New York?

L’unica sorpresa positiva per il “modello europeo” è l’avanzata di Mamdani a New York, eletto socialista con un programma che promette un welfare di tipo scandinavo (autobus gratis, blocco degli affitti, supermercati municipali). Se questa linea politica democratica dovesse affermarsi negli USA, l’Europa avrebbe una “rivincita indiretta, simbolicamente potente”, ma l’autore conclude che è troppo presto per scommettere che tale programma possa conquistare il grande centro moderato americano.’

5 dicembre 2025