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Editoriali

Come ci vedono gli altri

Federico Rampini, con un editoriale sul Corriere della Sera, si interroga sulla sopravvivenza del “modello europeo” agli occhi del mondo, concentrandosi sul tema della difesa e sull’impatto della guerra ibrida/informatica sulla capacità delle democrazie di reagire alle minacce.

Fine della protezione e correzioni di rotta

Il punto di partenza è la consapevolezza che la “calda coperta” della protezione americana sull’Europa, mantenuta dal dopoguerra, non esiste più. L’Europa è costretta a correggere il tiro su terreni cruciali (come già evidente nelle politiche interne di Berlino, Roma, Parigi), ma affrontare le conseguenze del disimpegno USA richiede:

  1. Unità europea: il rafforzamento dell’unità e della difesa comune.
  2. Mezzi e consenso: la difficoltà non sta nel “recitare la litania” delle belle intenzioni, ma nel trovare i mezzi finanziari e soprattutto il consenso delle opinioni pubbliche per realizzarle.

La vecchia certezza sulla guerra

Una delle antiche certezze scosse è l’idea che, se le democrazie sono trascinate in una guerra interstatale che minaccia la loro sussistenza, esse sono in grado di generare risorse e spirito sufficienti per sconfiggere il nemico autoritario. Questo perché la libertà è sempre stata ritenuta in grado di generare più energia a propria difesa di quanta ne possa ricavare un regime autoritario dai suoi sudditi.

L’insidia della Cyber war (Guerra ibrida)

Questa antica certezza è messa in crisi dall’evoluzione della tecnologia militare, in particolare dalla guerra informatica (cyber war):

  • Invisibilità del conflitto: la guerra ibrida scatenata da attori come Putin contro le infrastrutture europee è una “guerra che resta invisibile ai più”. Non producendo distruzioni materiali o morti evidenti, il pubblico fatica a crederci e a percepirla come una minaccia reale.
  • Capovolgimento della realtà: l’invisibilità permette un capovolgimento della verità: se l’Europa cerca di difendersi da attacchi informatici, Putin può sostenere che è l’Europa a minacciare la guerra, trovando eco in persone pronte a “deprecare l’aggressività europea”.
  • Nebbia politica: nelle guerre convenzionali (come la resistenza ucraina), il confine tra pace e guerra era netto, e gli amici del nemico (come i filo-hitleriani) dovevano dileguarsi. Nella guerra ibrida, che crea una condizione di “non pace/non guerra”, il confine diventa sfumato, e diventa impossibile distinguere chiaramente chi vuole difendersi da chi “tifa per il nemico”.

Società aperta: forza o debolezza?

Nelle guerre convenzionali, la società aperta delle democrazie è una risorsa. Al contrario, nella cyber war, la società aperta appare debole e con poche capacità di difesa. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che chi lancia gli attacchi può facilmente negare di esserne l’autore.

L’editoriale conclude che l’Europa è entrata in una terra incognita. Sulla carta, la società aperta europea sembra avere poche chances di difendersi dai prepotenti, ma c’è la speranza che, come in passato, la sua vitalità e capacità di difesa siano state ancora una volta sottovalutate.

5 dicembre 2025