Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza l’impatto economico del conflitto in corso in Iran basandosi sui dati del centro studi Derasat.
L’analisi evidenzia come ogni conflitto generi una “partita doppia” tra chi subisce perdite e chi riesce a trarre profitto dalla situazione di emergenza.
Scrive Sarcina: ”All’interno dei bilanci nazionali, si muovono quelli aziendali. Non sempre nella stessa direzione. Il settore più beneficiato è, chiaramente, quello dell’energia. Un’inchiesta della Bbc mostra come in questa fase stiano guadagnando soprattutto le multinazionali europee. Il sito della tv britannica cita i profitti di Bp (British Petroleum), che sono raddoppiati nei primi tre mesi del 2026, fino a raggiungere quota 3,2 miliardi di dollari. Anche le performance di Shell (anglo-olandese) e della francese Totalenergies, nel primo trimestre di quest’anno, sono andate oltre le previsioni: rispettivamente 6,92 miliardi di dollari e 5,4 miliardi. I grandi gruppi americani, Exxonmobil e Chevron, non hanno migliorato la redditività rispetto allo scorso anno. Ma secondo gli analisti, i guadagni saliranno nel corso dell’anno. In Italia, Eni ha appena presentato una trimestrale con un utile operativo pari a 3,54 miliardi di euro e con un balzo del 9% della produzione. Stanno crescendo anche le imprese specializzate in rinnovabili, non solo in Cina, ma anche in Europa, come le danesi Vestas e Orsted (eolico) o la britannica Octopus Energy (pannelli solari)”.
E continua: ”Il terzo lato del triangolo dorato è la difesa. Dopo l’attacco dei russi all’ucraina, la guerra in Iran ha dato ulteriore impulso alla domanda pressoché mondiale di ordigni per la difesa aerea, dai missili ai droni. I tre grandi gruppi Usa, Lockheed Martin, Boeing e Northrop Grumman hanno annunciato di aver già incamerato ordinativi record nel primo trimestre. Anche i britannici di Bae Systems si aspettano «una forte crescita dei ricavi e dei profitti». In Italia, Leonardo ha chiuso il primo trimestre ’26 con un aumento del 6,9% dei ricavi e del 33,2%% del risultato operativo; gli ordini sono pari a 9 miliardi, +31% rispetto allo stesso periodo del 2025”.
I “vincitori” (Stati)
Il rapporto identifica diversi Paesi che hanno visto aumentare le proprie entrate grazie al cambiamento delle rotte commerciali e della domanda:
- Russia: al primo posto con 5,2 miliardi di dollari di extra-profitti, favoriti dall’allentamento delle sanzioni (amministrazione Trump) e da un forte aumento della domanda dall’India.
- Stati Uniti: hanno beneficiato della crisi delle forniture arabe, aumentando la produzione di shale gas (+4,5 miliardi).
- Norvegia e Canada: incrementi rispettivamente di 1,8 e 1,2 miliardi legati al settore energetico.
- Indonesia: un caso particolare dove il guadagno (800 milioni) deriva dal ritorno al carbone, molto richiesto nel Sud-est asiatico.
I “perdenti” (Stati)
Le nazioni più penalizzate sono quelle fortemente dipendenti dalle importazioni di materie prime dal Golfo:
- Cina: il “loser” principale con una spesa extra di 16,8 miliardi per sostituire petrolio e acciaio.
- Giappone e India: perdite per circa 7 miliardi ciascuno (l’India soffre anche per la carenza di fertilizzanti).
- Eurozona: ha speso 4,2 miliardi in più per compensare la mancanza di gas dal Qatar.
I settori e le aziende in attivo
Oltre agli Stati, il profitto si concentra in tre settori chiave:
- Energia: le multinazionali europee guidano i profitti. BP ha raddoppiato gli utili (3,2 miliardi), seguita da Shell e TotalEnergies. In Italia, Eni ha registrato un utile operativo di 3,54 miliardi. Crescono anche le aziende di rinnovabili (Vestas, Octopus Energy).
- Finanza: la volatilità dei mercati ha favorito il trading delle “Big Six” americane (come JP Morgan e Goldman Sachs), che hanno totalizzato utili per 47,7 miliardi.
- Difesa: il settore bellico registra ordini record per sistemi di difesa aerea, missili e droni. Giganti americani come Lockheed Martin e Boeing volano, mentre l’italiana Leonardo ha visto balzare gli ordini a 9 miliardi (+31% rispetto all’anno precedente).
Strategie geopolitiche
L’articolo sottolinea infine come l’emergenza stia spingendo l’Arabia Saudita a soluzioni pragmatiche, come il potenziamento di oleodotti alternativi che evitano lo Stretto di Hormuz e la riapertura del dialogo con i ribelli Houthi per garantire la sicurezza delle rotte marittime.
9 maggio 2026





