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Editoriali

La farsa dei simil Trump

Pierluigi Battista ha pubblicato su Il Foglio un editoriale in cui sotiene che il presidente americano non lo sa, ma la sua postura volgare, smodata e delirante ha un modello letterario e teatrale preciso: Ubu, creatura carnevalesca di Alfred Jarry, è il ritratto del potente ridicolo e senza limiti.

Scrive Battista: ”Pochi leader politici possono vantare un modello letterario o teatrale che già da oltre un secolo prima ne aveva fissato, profeticamente, carattere, follia, grottesco, assurdo, farsa. Questa fortuna è capitata a Donald Trump, grazie alla penna di un precursore del surrealismo e del teatro dell’assurdo, Alfred Jarry, che nel 1896 consegnò con il suo Ubu Roi la raffigurazione satirica, e con generose dosi di umorismo programmaticamente sbracato, dell’uomo potente accecato dal potere, schiavo della dismisura, simbolo di un’esagerazione ostentata e senza limiti, senza la benché minima traccia di un interesse per la cosa pubblica che non sia egotistico e delirante”.

L’articolo propone una lettura letteraria e satirica della figura di Donald Trump, accostandola al personaggio di Ubu, creato da Alfred Jarry nel 1896 con Ubu Roi. Battista sostiene che Trump incarni perfettamente quel modello grottesco: il potente ridicolo, volgare, privo di limiti, incapace di distinguere tra interesse pubblico e narcisismo personale.

Ubu è un tiranno carnevalesco: prende il potere con un colpo di stato farsesco, governa con decreti arbitrari, tradisce alleati, massacra élite e istituzioni (nobili, magistrati, finanzieri), inventa politiche fiscali assurde e reagisce alle critiche con brutalità e insulti. Ogni decisione è contraddetta dalla successiva, ogni sconfitta è proclamata come vittoria. È un burattino dominato da impulsi, appetiti e paranoia.

Battista mostra come questa dinamica coincida sorprendentemente con il comportamento di Trump: ordini esecutivi a raffica, minacce geopolitiche sproporzionate, guerre annunciate e temute insieme, oscillazioni continue tra pace e conflitto, ossessione per l’offesa personale e totale rimozione del principio di realtà. Anche la guerra, in Ubu come in Trump, è proclamata con enfasi ma temuta nei costi e nelle conseguenze.

Il cuore dell’articolo è l’idea che Ubu smette di essere una farsa innocua quando conquista il potere: ciò che sul palcoscenico fa ridere, nella realtà diventa distruttivo. Trump, come Ubu, non è solo un personaggio eccessivo, ma il segno di un mondo politico che scivola nell’assurdo, dove il potere si esercita come una recita grottesca e irresponsabile.

La conclusione è amara: quando Trump dice di vivere “in un mondo di matti”, Battista ribalta la prospettiva — quel mondo è già stato immaginato da Jarry, e Trump ne è l’interprete perfetto.

1 maggio 2026