Antonio Polito, sul Corriere della Sera scrive degli svariati argomenti in discussione in questo fine agosto tra i politici un po’ di tutti gli schieramenti, partendo da tre record di longevità politica: Giorgia Meloni si appresta a diventare il premier italiano più longevo della Repubblica, Elly Schlein ha superato il primato di permanenza alla guida del Pd di Bersani e Giuseppe Conte ha oltrepassato i cinque anni alla guida del Movimento 5 Stelle. Per Polito, la stabilità politica, spesso denigrata, è invece un valore: rafforza la credibilità internazionale e finanziaria dell’Italia. Lo dimostra anche il forte calo dello spread, passato da 233 a circa 80 punti base durante il governo Meloni.
Precisa Polito: ”La stabilità è un bene in sé. Non è vero, come sempre dicono gli avversari di chi dura a lungo, che è sinonimo di immobilismo. Soprattutto per un governo, è garanzia di credibilità sui mercati e i tavoli internazionali. Nella spettacolare riduzione dello spread dei nostri titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi, da 233 punti base il giorno in cui si è insediato il governo ai circa 80 di oggi, quasi due terzi in meno, c’entra sicuramente la sensazione di affidabilità e prevedibilità che questi quattro anni di politica italiana (e il ministro Giorgetti) hanno dato agli investitori. Non solo è un bene, dunque: è un bene prezioso. Però la durata non è tutto, e gli elettori non votano sui record. Un vecchio detto ci ricorda che ogni carriera di un leader, per quanto grande e longeva sia, finisce con un fallimento. Da Thatcher a Blair, da Kohl a Merkel, non c’è premier che non l’abbia verificato sulla propria pelle. Anzi: si potrebbe dire che più durano e più si avvicina quel momento”.
E prosegue: ”Per l’economia, i numeri parlano bene di questi quattro anni; e la premier Meloni li ha snocciolati di recente in un’intervista a Milano Finanza. Ma, come per la sicurezza, anche qui conta di più lo stato d’animo del Paese. L’Italia non è affatto diventata quel paradiso dell’iniziativa privata che Giorgia Meloni aveva annunciato nel suo discorso di insediamento. Non c’è un clima favorevole all’impresa. La crescita economica viene dagli investimenti, pubblici e privati. Se non sono incentivati, e anzi investire è complicato, difficile, c’è un mare di regolazioni da rispettare, c’è meno crescita. Pur dopo una dose da cavallo di investimenti pubblici senza precedenti, 194 miliardi di Pnrr e 174 miliardi di Superbonus, l’economia italiana non sembra aver trovato lo smalto necessario per alzare il suo potenziale di crescita e andare da ora in poi avanti con le sue gambe, cioè senza iniezioni di spesa pubblica, che vogliono dire più tasse e pressione fiscale”.
E infine: ”Non sembra però di scorgere nel governo l’urgenza di questi problemi e la consapevolezza dell’effetto che producono sull’opinione pubblica. In questi quattro anni, peraltro, non è nata neanche una politica economica alternativa da parte dell’opposizione. Anzi, le distanze programmatiche tra i due maggiori partiti del Campo largo, Pd e Cinquestelle, si sono addirittura accresciute. Nella sua ultima intervista, Elly Schlein ha correttamente indicato come prioritario l’obiettivo della crescita della ricchezza nazionale. Giuseppe Conte, in contemporanea, nel suo articolo sulla «woke culture» ha indicato invece la via della redistribuzione preventiva della ricchezza, anche di quella non ancora prodotta, «a monte del processo produttivo». In un passaggio ha scritto: «Non possiamo rassegnarci a un aumento sempre più esponenziale della produttività, mentre la distribuzione dei benefici alle comunità diventa sempre più iniqua». Considerato che la bassa produttività è il maggior problema italiano (siamo fermi da decenni e tra gli ultimi in Europa), ed è la causa principale dei salari bassi e dunque dell’ingiustizia sociale, c’è da chiedersi perché non abbia ancora licenziato il suo «ghost writer», se è vero che ne ha uno”.
Ma la durata, avverte Polito, non coincide con il successo. Ogni leader, per quanto longevo, prima o poi deve fare i conti con il fallimento. Per questo un governo deve continuare a «pedalare»: la stabilità non può trasformarsi in immobilismo.
Immigrazione e sicurezza
Secondo Polito, il governo Meloni non ha mantenuto pienamente le promesse della destra sulla sicurezza e sull’immigrazione. Nonostante gli arrivi siano diminuiti, conta soprattutto la percezione degli elettori. Il fatto che stia crescendo una destra ancora più radicale dimostra che una parte dell’elettorato considera insufficienti i risultati del governo. Il centrosinistra, però, non offre ancora un’alternativa credibile: dovrebbe adottare una politica migratoria più rigorosa, come ha fatto la sinistra danese. Finché ciò non accadrà, la principale minaccia elettorale per Meloni verrà alla sua destra.
Economia: buoni numeri, ma poca percezione di miglioramento
Anche sul piano economico i dati possono essere valutati positivamente, ma Polito sottolinea che conta lo stato d’animo degli italiani. L’Italia non è diventata quel Paese favorevole all’iniziativa privata promesso da Meloni. Burocrazia, regolamentazione e difficoltà nell’investire frenano la crescita.
Nonostante gli enormi investimenti pubblici del Pnrr e del Superbonus, l’economia italiana non sembra aver aumentato abbastanza il proprio potenziale per riuscire a crescere autonomamente, senza nuove dosi di spesa pubblica e quindi senza ulteriore pressione fiscale.
Energia e industria
Il costo dell’energia resta uno dei principali problemi, aggravato dal prezzo della benzina, che influenza fortemente il giudizio degli elettori. Il governo ha avviato il percorso per il ritorno al nucleare, ma siamo ancora alle fasi iniziali. Le rinnovabili sono invece cresciute, sebbene incontrino una crescente opposizione territoriale.
L’obiettivo dell’indipendenza energetica, oggi essenziale anche per la sicurezza nazionale, è quindi ancora lontano.
Ancora più preoccupante è la situazione industriale: ci sono 37 tavoli di crisi aperti e l’automotive è ormai quasi scomparso. Polito individua nell’Ilva un possibile punto di svolta: una sua chiusura potrebbe oscurare tutti gli altri risultati del governo Meloni.
L’opposizione non offre un’alternativa
La critica di Polito non riguarda però soltanto la maggioranza. In quattro anni l’opposizione non è riuscita a costruire una vera politica economica alternativa. Anzi, Pd e M5S sembrano essersi allontanati ulteriormente.
Schlein indica correttamente la crescita della ricchezza nazionale come priorità; Conte, invece, insiste sulla redistribuzione della ricchezza ancora prima che essa venga prodotta. Per Polito questa impostazione è particolarmente discutibile perché la vera malattia dell’economia italiana è la bassa produttività, ferma da decenni e tra le peggiori d’Europa. Ed è proprio la scarsa produttività a contribuire ai bassi salari e alle disuguaglianze.
Il punto centrale
La tesi di Polito è dunque netta: Meloni ha conquistato un risultato politico straordinario in termini di durata e stabilità, ma il tempo trascorso al governo non può essere considerato un successo in sé. Ora la premier deve dimostrare che la stabilità produce risultati concreti su immigrazione, crescita, energia e industria.
E, parallelamente, l’opposizione deve smettere di limitarsi alla redistribuzione e costruire una strategia credibile per aumentare la ricchezza e soprattutto la produttività del Paese. Altrimenti, conclude implicitamente Polito, il record di durata rischia di contare molto meno del giudizio finale degli elettori.
26 agosto 2026





