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Editoriali

L’enciclica di Leone: l’AI va disarmata, limiti alla guerra giusta

Gian Guido Vecchi ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale sulla prima enciclica di Leone XIV, intitolata «Magnifica humanitas».

Scrive Vecchi: ”È necessario «disarmare l’AI», come del resto le parole, per «impedirle di dominare l’umano» e «rompere l’ equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare». Oggi «il potere tecnologico» e lo sviluppo non sono guidati dagli Stati ma da «attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». È un riferimento alle Big Tech, «ricchezza e potere si concentrano nelle mani di pochi». Così «non possiamo considerare l’AI moralmente neutra» e «non serve una AI più morale se questa morale è decisa da pochi». Occorrono politiche e quadri giuridici, «responsabilità, trasparenza e governo», e un «codice etico» sottoposto «a criteri di giustizia sociale condivisa».

E prosegue: ”Al centro dev’esserci l’uomo. Educare i giovani alla AI significa «educare a decidere quando e per cosa non usarla», perché non diventi «uno strumento di manipolazione». E poi c’è il lavoro, «l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». Il Papa denuncia le «nuove schiavitù», scrive che il progresso non si misura solo col Pil, e considera: «Le organizzazioni sindacali sono chiamate ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori, per difenderli in uno scenario in cui si profilano più povertà e disuguaglianze, con una moltitudine di esclusi circondati da macchine e sistemi automatizzati che hanno preso il loro posto».

1. Il contesto e il valore simbolico

L’enciclica affronta le sfide della “quarta rivoluzione industriale”. La data di pubblicazione, il 15 maggio, non è casuale: richiama il 1891, quando Leone XIII pubblicò la Rerum Novarum, l’atto di nascita della dottrina sociale della Chiesa di fronte alla questione operaia. Leone XIV (Papa Prevost, laureato in matematica pura) vede nell’attuale trasformazione digitale un cambiamento di portata simile, se non più grave.

2. L’intelligenza artificiale e l’umanesimo cristiano

Il Papa non rifiuta la tecnica, ma mette in guardia contro il rischio di una “nuova Torre di Babele”. I punti cardine sono:

  • Limiti dell’umano: l’umanità non deve essere superata o sostituita (critica a transumanesimo e postumanesimo). L’AI può imitare l’uomo ma manca di coscienza, empatia e spirito.
  • Disarmare l’AI: è necessario impedire che la tecnologia domini l’uomo. Il potere tecnologico oggi è in mano a poche Big Tech transnazionali che hanno più risorse di molti governi, concentrando ricchezza e potere.
  • Etica e governance: l’AI non è moralmente neutra. Serve un codice etico condiviso e quadri giuridici basati sulla giustizia sociale, non decisi da pochi attori privati.

3. Il superamento della “Guerra giusta”

L’articolo evidenzia una svolta storica: il primo Papa agostiniano supera formalmente la teoria della “guerra giusta” (formulata proprio da Sant’Agostino nel V secolo).

  • La guerra non è più uno strumento accettabile, salvo il diritto alla legittima difesa inteso nel senso più stretto.
  • AI militare: Leone XIV denuncia le armi guidate dall’AI, affermando che “non esiste un algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”.
  • Neutralità: sebbene la pace sia l’obiettivo, il Papa chiarisce che non si può restare neutrali di fronte a bombardamenti sui civili, attacchi a scuole e ospedali.

4. Lavoro, Società e Futuro

  • Lavoro: denuncia l’idolatria del profitto e le “nuove schiavitù”. Le macchine non devono sostituire l’uomo creando una moltitudine di esclusi; i sindacati devono proteggere i lavoratori in questo scenario automatizzato.
  • Educazione: bisogna insegnare ai giovani non solo come usare l’AI, ma soprattutto “quando e per cosa non usarla”, per evitare manipolazioni.
  • Responsabilità: citando Tolkien (Gandalf), il Papa invita a fare il possibile per “sradicare il male dai campi che conosciamo” per lasciare una terra sana alle generazioni future.

Alla presentazione del testo era presente anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, a testimonianza del dialogo tra la Chiesa e i protagonisti della sicurezza e dell’etica nell’AI.

26 maggio 2026