Giulio Tremonti ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un articolo in cui l’ex ministro dell’Economia rilancia l’idea degli scudi finanziari comuni europei.
Sostiene Tremonti: ”Almeno per un weekend Stati Uniti e Unione europea ripiombano di fatto nella loro guerra commerciale, dov’erano in aprile all’indomani dei primi annunci sulle «tariffe reciproche». Gli accordi conclusi da Ursula von der Leyen e Donald Trump — salvo sorprese, sempre possibili con il presidente americano — oggi nella sostanza non valgono più. L’effetto a cascata della sentenza della Corte Suprema di Washington, che ha azzerato l’architettura giuridica di gran parte dei dazi di Trump, non è dunque un ammorbidirsi dei rapporti. È l’opposto, perché gli Stati Uniti inaspriscono i termini commerciali e obbligano l’europa a reagire”.
E continua: ”Jamieson Greer, il rappresentante al Commercio, ha dichiarato a poche ore dalla sentenza della Corte Suprema che l’amministrazione americana si aspetta che gli altri Paesi «onorino gli accordi». Greer si riferisce alle intese che negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno concluso (o annunciato) con 38 fra governi e blocchi di Paesi”.
Il contesto: la fine dell’utopia globalista
Tremonti parte da una riflessione storica: nel 1989 la ricchezza ha iniziato a uscire dai confini nazionali per entrare nella “Repubblica internazionale del denaro”, dando il via a una globalizzazione che oggi è in crisi profonda. Questa “ultima utopia”, basata sulla triade globalità, mercato, moneta, ha mostrato i suoi limiti morali e politici, lasciando spazio a una nuova geografia dominata dal dualismo tra Stati Uniti e Cina (paragonati ad Atene e Sparta).
Dalla finanza alla politica
Secondo l’autore, l’Europa è arrivata in ritardo su questo scenario geopolitico. Se la prima tappa dell’integrazione è stata economica (“federare i portafogli”), ora è necessario passare alla fase politica. Tremonti critica le ricette del passato:
- L’errore dell’austerità: la gestione della crisi attraverso la “Troika”.
- L’eccesso opposto: la stagione dei tassi di interesse sotto zero.
La proposta: gli Eurobond
La soluzione indicata sono gli Eurobond (o E-bonds), strumento che Tremonti proponeva già nel 2003 e nel 2010. Oggi sono diventati una necessità per garantire la difesa comune e la stabilità dell’Unione.
Tremonti suggerisce però di evitare due errori fondamentali che ne hanno bloccato l’adozione finora:
- Il mito dell’unanimità: non serve il consenso di tutti i Paesi membri per partire. L’autore ricorda che anche l’Euro è nato superando forti contrasti iniziali.
- La confusione sui bilanci: gli Eurobond non devono sostituire i bilanci dei singoli Stati, ma devono essere mirati a obiettivi specifici e definiti (in primis la difesa).
Schema della visione di Tremonti
| Ieri (Globalizzazione) | Oggi (Geopolitica) | Soluzione (Eurobond) |
| Predominio della finanza apatride | Conflitto USA-Cina | Integrazione politica europea |
| Erosione dei Parlamenti nazionali | Crisi dei dazi e dei tornaconti | Difesa comune finanziata insieme |
| Utopie globali | Ritorno della Storia e della Geografia | Superamento del veto dell’unanimità |
L’articolo si conclude con una citazione di Goethe: “Il primo passo è libero, è al secondo che siamo tutti obbligati”, suggerendo che dopo aver creato l’Unione, l’Europa sia ora costretta dai fatti a compiere questo passo decisivo verso la sovranità condivisa.
2 febbraio 2026





