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Editoriali

Recessione e scontro totale con la Cina. La crisi di petrolio e gas peggiorerà

Bill Emmott ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui delinea un quadro geopolitico teso e dai risvolti economici potenzialmente drammatici.

Scrive Emmott: ”In verità, nel mondo non c’è penuria di petrolio e di gas, per non parlare di altre fonti di energia. Nei prossimi anni saranno realizzati vari nuovi oleodotti e si costruiranno nuove strade per permettere di aggirare lo Stretto di Hormuz. A più lungo termine, i Paesi dovranno investire, e lo faranno, nell’energia eolica, solare e geotermica, e così pure in opzioni più costose e che richiedono tempi più lunghi di realizzazione, come l’energia nucleare. Lo dovranno fare e lo faranno per diventare più resilienti a fronte delle modalità con cui la politica può rendere così instabili i prezzi di mercato dell’energia. In ogni caso, queste rosee prospettive a lungo termine sono di scarsa consolazione per le sofferenze sul breve periodo che stiamo patendo”.

1. L’escalation di Trump e il blocco navale

Dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad tra USA e Iran, Donald Trump ha annunciato un blocco navale totale nello Stretto di Hormuz. Si tratta di una scommessa audace: sfidare il controllo iraniano sul passaggio di un quinto del petrolio mondiale per costringere Teheran a cedere nelle trattative. Tuttavia, trattandosi di un atto di guerra secondo il diritto internazionale, questa mossa rompe di fatto il fragile cessate il fuoco esistente.

2. Il rischio di uno scontro diretto con la Cina

Il blocco navale colpisce direttamente le entrate iraniane, poiché intercetta le petroliere destinate ai “paesi amici” dell’Iran, in primis la Cina. Trump spera che questo spinga Xi Jinping a fare pressione sull’Iran per negoziare, ma il rischio concreto è che la Marina degli Stati Uniti finisca per scontrarsi direttamente con le navi cinesi proprio a ridosso del summit di Pechino di metà maggio.

3. Le possibili ritorsioni iraniane

L’Iran potrebbe rispondere con la forza per dimostrare resilienza attraverso:

  • Attacchi alle navi americane per smentire il controllo degli USA sullo Stretto.
  • Lancio di missili e droni contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
  • Alcuni analisti temono che Trump cerchi deliberatamente il pretesto per una campagna di bombardamenti massicci, nonostante i moniti di Papa Leone XIV contro una deriva “genocidaria” del conflitto.

4. Conseguenze economiche: crisi energetica e recessione

Il resto del mondo affronta scenari cupi:

  • Prezzi alle stelle: la riduzione delle forniture dal Golfo aggraverà la crisi energetica, portando a una possibile recessione globale.
  • Vincitori e vinti: la Russia ne trarrebbe vantaggio, compensando le perdite belliche e politiche con l’aumento dei prezzi di gas e greggio. L’Europa e i paesi importatori, invece, subiranno i danni maggiori, costretti a sussidiare i consumi e a implementare misure di risparmio energetico.

5. Prospettive future

Sebbene a lungo termine la crisi possa accelerare gli investimenti in energie rinnovabili e nucleare (e nella costruzione di condotti che aggirino Hormuz) per garantire l’indipendenza energetica, nel breve periodo la situazione rimane di estrema fragilità e incertezza.


L’editoriale di Emmott sottolinea come la politica muscolare di Trump stia trasformando una crisi diplomatica in un potenziale scontro globale dalle conseguenze economiche imprevedibili.

14 aprile 2026