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Editoriali

Il vincolo che frena l’Europa

Paolo Valentino pubblica un editoriale sul Corriere della Sera e solleva una critica decisa al principio di unanimità nelle decisioni strategiche dell’Unione Europea, paragonandolo al devastante “liberum veto” che causò la paralisi e il collasso della Confederazione polacco-lituana nel XVIII secolo.

Esordisce Valentino: ”Nella potente Confederazione polacco-lituana, che tra il XVI e il XVIII secolo dominò l’Europa centro-orientale, il liberum veto era il diritto di ogni singolo membro della Dieta, il Parlamento confederato, di bloccare una proposta legislativa, forzare lo scioglimento di una sessione e far annullare qualsiasi legislazione già approvata. Bastava che uno dei nobili del Sejm dicesse Nie pozwalam!, non lo permetto, e l’unanimità diventava l’unica modalità di approvazione. Applicato con eccessiva frequenza a partire dalla metà del XVII secolo, il liberum veto venne sfruttato a proprio vantaggio dalle potenze confinanti — Russia, Prussia e Austria — che corrompendo anche un solo deputato riuscivano a sabotare leggi e riforme, paralizzando lo Stato. È opinione ormai condivisa dagli storici che esso sia stato la causa principale del declino della Confederazione e in ultima analisi delle successive spartizioni per mano degli ingordi vicini, che più volte fecero sparire la Polonia dalla carta geografica”.

I punti principali della sintesi sono:

  1. L’analogia storica: l’autore introduce il concetto di liberum veto (il diritto di un singolo membro del parlamento di bloccare qualsiasi legge) per sottolineare come l’unanimità, abusata, abbia portato alla paralisi e alla spartizione della Polonia da parte delle potenze confinanti.
  2. L’attualità in Europa: Valentino afferma che il vincolo dell’unanimità in politica estera, bilancio e questioni strategiche sta “vulcanizzando” l’UE, rendendola “marginale e irrilevante” nello scenario globale.
  3. La posizione di Giorgia Meloni: l’articolo si concentra sulla dichiarazione del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è detta contraria all’estensione del voto a maggioranza, sostenendo che il diritto di veto è essenziale per difendere gli interessi nazionali. L’autore definisce questa posizione una “cesura importante” rispetto alla storica linea europeista italiana.
  4. Lacerazione nel governo: Valentino evidenzia un contrasto interno al governo, poiché il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso invece l’opinione che l’Italia debba fare “qualche passo in avanti” sull’estensione del voto a maggioranza, in linea con la tradizione europeista di Forza Italia.
  5. Le conseguenze dell’unanimità: citando l’eurodeputato Sandro Gozi, l’editoriale ribadisce che l’unanimità non è una garanzia per gli interessi nazionali, ma la “migliore garanzia della paralisi dell’UE”. Senza superarla, non sarà possibile attuare una politica estera comune, le riforme necessarie (come quelle suggerite da Draghi) o l’allargamento a Paesi come Ucraina e Moldova.
  6. La conclusione sovranista: l’articolo conclude che i leader sovranisti europei, a differenza delle superpotenze guidate da figure come Trump, Xi e Putin, guidano solo “piccole nazioni” che, agendo da sole, rischiano di diventare “vassalli o sudditi”. L’unico sovranismo che può contare nel mondo frammentato è quello europeo, per il quale l’unanimità è una “ricetta per il disastro”. 29 ottobre 2025