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L’editoriale del Prof. Sergio Fabbrini analizza la Proposta di bilancio dell’Unione Europea (UE) per il settennato 2028-2034 (Quadro Finanziario Pluriennale – QFP), presentata dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Fabbrini, citando Aaron Wildavsky, sottolinea come il bilancio sia una “radiografia di una democrazia”, e in questo caso, rivela le debolezze strutturali dell’UE.
Aspetti tecnici della proposta
La proposta prevede un aumento del bilancio UE dall’attuale 1,1% all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL), portandolo a 1.800/2.000 miliardi di euro. Tuttavia, Fabbrini evidenzia che questo incremento è meno significativo di quanto appaia, poiché include la spesa per gli interessi del programma Next Generation EU, riducendo l’aumento reale a circa lo 0,04% del RNL.
Un aspetto cruciale è la nazionalizzazione dei capitoli di spesa, che passano da sette a quattro. Politiche come quelle agricole, di coesione e migratorie (865 miliardi di euro) saranno assegnate ai governi nazionali tramite “piani di partenariato”, consentendo loro di decidere l’utilizzo delle quote. Ciò rappresenta un’inversione di tendenza rispetto all’obiettivo originale delle politiche di coesione, che miravano a rafforzare le regioni e limitare il potere centrale.
Anche il budget per la difesa comune (131 miliardi di euro in sette anni) è considerato esiguo, confermando il controllo nazionale sulla spesa militare. Questa razionalizzazione/nazionalizzazione mira a liberare risorse per un fondo di competitività e innovazione (410 miliardi) e per la politica estera e di vicinato (215 miliardi). È previsto un fondo fuori bilancio di 100 miliardi per l’Ucraina. La proposta introduce inoltre un fondo speciale di 400 miliardi per le emergenze, potenzialmente finanziabile con debito europeo, e nuove risorse proprie (tassa sui rifiuti elettronici non riciclati, sui prodotti del tabacco e sulle imprese con fatturato superiore a 100 miliardi).
Aspetti politici e le debolezze dell’Ue
Fabbrini riconosce lo sforzo della proposta nel superare la logica predefinita del bilancio tradizionale e nel tentare di ridefinire le priorità (competitività, innovazione, sicurezza). Tuttavia, critica la sua natura “ordinaria” di fronte a cambiamenti globali straordinari. La proposta non ha il coraggio di aumentare il bilancio Ue al 2% del RNL (come suggerito da esperti) né di proporre un debito europeo significativo per finanziare la transizione economica e la difesa comune.
Il bilancio rimane eccessivamente dipendente dai trasferimenti nazionali (tre quarti del totale), con il Parlamento europeo che non riesce ad acquisire nuove risorse proprie. Ciò è dovuto all’opposizione di paesi come Germania, Paesi Bassi e Finlandia, che ritengono il budget troppo elevato e sono contrari a nuovo debito europeo e tassazione sulle imprese.
L’editoriale conclude che l’Ue è in una “morsa”: i governi nazionali si oppongono sia a nuove risorse proprie sia all’aumento delle loro quote nazionali. Questa frammentazione impedisce all’Ue di promuovere un vero “interesse europeo” e la rende prigioniera dei “confliggenti interessi nazionali ed elettorali”. La proposta di bilancio, in definitiva, “mostra, come in una radiografia, le ragioni della debolezza dell’Ue. Troppo dipendente dai governi nazionali, i quali, a loro volta, sono troppo dipendenti dal breve periodo”.
L’analisi di Fabbrini evidenzia come, nonostante le sfide globali che richiederebbero una maggiore integrazione e capacità di investimento (come la transizione tecnologica e digitale, e la costruzione di un sistema di difesa autonomo), l’UE rimanga frenata da logiche nazionali e di breve termine.
21 luglio 2025





