Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



News

Non si può demolire la democrazia in pochi mesi. Ora il Tycoon è dimezzato

Sara Sileoni ha pubbicato su La Stampa un articolo in cui scrive della sofferta decisione della Corte Suprema americana di bocciare i dazi di Donald Trump. Tre giudici conservatori nominati da Trump hanno tradito il Tycoon.

Il tema centrale. L’autrice sostiene che la democrazia americana possiede anticorpi solidi che ne impediscono la demolizione in tempi brevi. La recente sentenza della Corte Suprema, che ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump, ne è la prova: il sistema di pesi e contrappesi (checks and balances) ha funzionato, limitando il potere presidenziale.

Afferma la Sileoni: ”La democrazia non si costruisce in pochi mesi. Gli americani, con i loro fallimentari tentativi di esportarla, lo sanno bene. Per lo stesso motivo, in pochi mesi non si demolisce.

La bocciatura dei dazi di Trump ne è una grandiosa conferma fin dall’inizio della vicenda giudiziaria, quando il Liberty Justice Center, uno studio legale texano senza scopo di lucro, insieme a Ilya Somin, professore di idee libertarie della George Mason University School of Law, decidono di sfidare in nome di cinque piccole imprese la Trumpenomics e di percorrere tutti i gradi di giudizio per tentare di giungere all’annullamento dei dazi in Corte suprema. Non sono dettagli di cronaca. Fronteggiare il potere politico è un impegno difficile e costoso. Per affrontarlo, serve una società strutturata, in cui gli individui hanno incorporato il senso autentico della cittadinanza ed esistono realtà e organizzazioni che possano supportarne le battaglie. Nel giro di pochi mesi, mentre Trump faceva e disfaceva le tele delle tariffe, i ricorrenti sono arrivati dove volevano. Con una decisione firmata a maggioranza di sei su nove, i giudici hanno dichiarato infondate le basi giuridiche su cui il Presidente aveva reclamato il potere di imporre dazi”.

I tre pilastri della sentenza. Sileoni individua tre ragioni per cui questa decisione è storica:

  1. Impatto Politico: la figura del Presidente ne esce “dimezzata”. L’immagine di Trump come leader che può scavalcare le istituzioni viene smentita dai fatti. La Corte ha stabilito che il Presidente non può imporre dazi in modo autonomo e arbitrario.
  2. Impatto Economico: il contraccolpo è enorme. Lo Stato dovrà restituire circa 175 miliardi di dollari (metà delle entrate incassate), una cifra che mette in difficoltà la strategia finanziaria dell’amministrazione (la cosiddetta Trumpenomics).
  3. Valore Costituzionale: la Corte ha smontato l’espediente legale usato da Trump, ovvero l’uso di una legge del 1977 sulle emergenze nazionali. I giudici hanno chiarito che il potere di “regolare” le importazioni non coincide con quello di “tassare”, che spetta invece al Congresso.

L’indipendenza della magistratura. Un aspetto cruciale sottolineato nell’articolo è il comportamento dei giudici. Nonostante molti di loro siano di nomina repubblicana (tre scelti proprio da Trump), la Corte ha dimostrato indipendenza e rigore interpretativo (testualismo e originalismo). Invece di assecondare il “Tycoon”, i giudici hanno difeso la separazione dei poteri.

Il ruolo della società civile. L’articolo evidenzia come la battaglia legale sia partita dal basso: piccole imprese supportate da studi legali no-profit e accademici. Questo dimostra che per difendere la democrazia serve una società civile strutturata e cittadini consapevoli dei propri diritti.

In conclusione: l’articolo termina con un messaggio di fiducia nelle istituzioni americane: gli Stati Uniti sono un organismo di “sana e robusta Costituzione” che può subire scossoni, ma che possiede la forza interna per resistere alle intemperanze e alle derive autoritarie di qualsiasi presidente.

22 febbraio 2026