Gregory Alegi ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un articolo in cui cerca di fare un’analisi della reazione di Donald Trump al recente attentato subito (riferendosi al caso fittizio o ipotetico di “Cole Allen” nel contesto del pezzo), evidenziando la straordinaria capacità del tycoon di trasformare un evento drammatico in un’opportunità di propaganda politica.
Scrive il prof. Alegi: ”Tra le frasi della conferenza stampa improvvisata mezz’ora dopo il quasi-attentato di sabato notte, questa «Sparano solo ai presidenti di rilievo» incarna alla perfezione le doti di Donald Trump quale straordinario comunicatore, in grado di volgere ogni situazione a proprio favore. Con quelle poche parole, Trump ha voluto uscire dalla bassissima popolarità che oggi raccoglie per collocarsi tra i grandi riformatori come Abraham Lincoln, ucciso nel 1865 per aver abolito la schiavitù, e John F. Kennedy, assassinato nel 1963 per fermare la Nuova Frontiera sulla quale voleva portare gli Usa. È un paragone azzardato, non solo perché il giudizio storico non è altrettanto generoso con i presidenti Garfield (ucciso nel 1881) e McKinley (1901), ma anche perché il confronto andrebbe esteso ai sei sfuggiti agli attentati. Più che all’esattezza Trump punta però all’emotività: Cole Allen è quindi il trampolino per uscire dalle secche interne ed esterne di un’amministrazione che perde pezzi, battaglie politiche (da ultimo quella contro il presidente della Fed, Jerome Powell) e la guerra con l’Iran”.
E aggiunge: ”Per essere però credibile, l’appello alla riconciliazione deve dunque accompagnarsi al buon esempio. Rinunciare all’uso plateale della forza contro l’opposizione (si pensi agli abusi dell’Ice e della Guardia Nazionale) o alle minacce di occupare paesi vicini e distruggere civiltà millenarie sarebbe un buon modo per smettere di essere parte – se non causa – del problema e trasformarsi in elemento
della soluzione”.
I punti principali dell’analisi sono:
La retorica della grandezza: attraverso la frase «Sparano solo ai presidenti di rilievo», Trump cerca di accostare la propria figura a giganti della storia americana come Lincoln e Kennedy. Secondo Alegi, questo serve a distogliere l’attenzione dalla sua bassa popolarità e dalle difficoltà politiche della sua amministrazione (conflitti con la Fed, tensioni con l’Iran).
Sfruttamento dell’emotività: Trump utilizza l’episodio per perorare cause personali o amministrative, come la costruzione di una nuova ballroom di massima sicurezza alla Casa Bianca, usando argomenti suggestivi ma tecnicamente poco pertinenti all’attentato specifico (come la protezione dai droni).
Il problema delle armi e del disagio: l’articolo sottolinea come negli Stati Uniti la combinazione tra facile accesso alle armi e disagio sociale sia esplosiva. Nonostante la frequenza di questi episodi, la lobby delle armi rende impossibile una regolamentazione efficace, abbassando la soglia che permette a cittadini comuni di trasformarsi in attentatori.
La violenza verbale come catalizzatore: Alegi identifica nella retorica violenta il vero motore degli attentati. Sebbene Trump abbia rivolto un appello alla risoluzione pacifica delle differenze, l’autore sostiene che tale richiesta manchi di credibilità se non accompagnata dal buon esempio.
Conclusione: per essere davvero parte della soluzione, il Presidente dovrebbe rinunciare all’uso della forza contro l’opposizione e alle minacce internazionali. Solo abbandonando la violenza verbale e l’esibizione muscolare del potere, Trump potrebbe contribuire a disinnescare il clima di odio che attraversa trasversalmente la società americana.
27 aprile 2026





