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Politica

Il tifo per cambiare la legge elettorale

Francesco Verderami ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui cerca di analizzare il paradosso politico dietro la riforma della legge elettorale: nonostante le critiche pubbliche, i leader delle opposizioni (Conte e Schlein) sembrano segretamente “tifare” affinché Giorgia Meloni riesca a portarla in porto.

Scrive Verderami: ”Per quanto il leader dei 5 Stelle si prepari ad accusare la premier dell’«ennesimo furto di democrazia», confida che la riforma vada in porto: perché — dice nei colloqui riservati — «dobbiamo evitare che si formi un altro governo Draghi». Di più. Convinto com’è di vincere le primarie nel Campo largo e di essere proiettato verso un ritorno a Palazzo Chigi, spera che il premio di maggioranza non venga ridotto troppo per ottemperare alle disposizioni della Corte costituzionale. Conte vuole che resti «congruo». E il motivo è chiaro: teme che una pattuglia di parlamentari possa in corso d’opera sovvertire il risultato elettorale”.

I punti chiave:

  • Giuseppe Conte e il “fantasma” di Draghi: il leader del M5S teme il ritorno di governi tecnici o di larghe intese. Auspica una riforma che garantisca un premio di maggioranza “congruo” per blindare un eventuale futuro governo a sua guida, evitando che piccoli gruppi parlamentari possano rovesciarlo (come fece Renzi nel 2021).
  • La strategia anti-Renzi: sia Conte che il PD mirano a neutralizzare Matteo Renzi. Il PD starebbe valutando di candidare al Senato (dove i margini sono più stretti) solo fedelissimi, spostando gli altri profili alla Camera per evitare imboscate parlamentari.
  • Il tatticismo di Elly Schlein: la segretaria del PD è descritta come “bipolarista per convinzione ma tattica per necessità”. Pubblicamente si oppone alla riforma per tenere unito il partito (dove molti preferirebbero mantenere il Rosatellum per tutelare il proprio seggio), ma privatamente riconosce che una nuova legge le servirebbe per dare stabilità a un’eventuale coalizione di centrosinistra.
  • Il “partito del pareggio”: esiste una resistenza trasversale formata da chi preferisce il sistema attuale (Rosatellum), che garantisce più libertà di manovra e riduce il rischio di una vittoria netta di uno dei due schieramenti.
  • L’ostacolo parlamentare: nonostante le convergenze private, l’opposizione darà battaglia in aula per non fare “regali” al centrodestra e testarne la tenuta. Il percorso della riforma sarà complesso, con 80 audizioni in programma e il rischio che le dinamiche per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica si intreccino con il dibattito elettorale.

In sintesi, mentre il dibattito pubblico è segnato dallo scontro, i leader dei principali partiti cercano una legge che garantisca la stabilità del vincitore, pur di evitare il rischio di nuovi governi di coalizione forzata o “giochi di palazzo”.

25 aprile 2026