Niccolò Zancan ha pubblicato su La Stampa un articolo sulla paradossale videnda che ha investito la Valle d’Aosta dove il presidente Renzo Testolin è stato dichiarato decaduto ed è stato sostituito da Marguerettaz. Intanto i giudici indagano sulle partecipate in regione.
Scrive Zancan: “ Già, l’ex presidente Testolin. Perché è stato costretto alle dimissioni? Perché una legge regionale vietava espressamente alle cariche istituzionali di accumulare più di due mandati, salvo arrivare a tre in casi eccezionali. «Una legge scritta apposta per limitare la concentrazione del potere nelle mani delle stesse persone, la ratio è chiara», dice la consigliera regionale di Avs Chiara Minelli. È stata lei, insieme ai colleghi di partito, a chiedere ripetutamente che fosse rispettata. Ha chiesto un parere formale al Consiglio regionale, che pur dandole ragione è rimasto riservato. Ha chiesto una consulenza a un costituzionalista, che ha ribadito pubblicamente il principio della legge. Fino a quando sono intervenuti i giudici con una sentenza, che ha stabilito quello che era chiaro fin dall’inizio: non si potevano fare quattro mandati”.
E prosegue: “Il Casinò di Saint Vincent, il primo casinò d’Europa, vive in regime di amministrazione giudiziaria. Due commissari stanno lì a controllare tutti i movimenti di denaro. Perché il sospetto è che il casinò sia servito a riciclare denaro sporco. Ti presentavi con mazzette da 5 mila euro, il massimo che si possa richiedere, le cambiavi in fiches, ne giocavi una parte e ritiravi il resto con un regolare assegno da depositare in banca. Una lavanderia efficientissima. Secondo la guardia di finanza, tutto questo era possibile per «l’ingiustificata inerzia» dell’amministratore e di altri dirigenti. La società non avrebbe colpevolmente predisposto una struttura organizzativa di contrasto, nessun impedimento al passaggio di denaro sporco. Norme dalle maglie troppo larghe, insomma. Ancora regolamenti a misura di illecito”.
E per concludere: “ C’è un’indagine che coinvolge la Cva, la compagnia valdostana delle acque, cioè la società che fornisce l’energia elettrica, partecipata al cento per cento proprio dalla Regione Valle d’Aosta. L’ex amministratore delegato Giuseppe Argirò e l’ex manager Marco Malacarne sono finiti al centro di un’inchiesta della procura di Palermo. Accusati di corruzione. Una tangente da 147 mila euro, pagata sotto forma di consulenza fittizia. Il tutto per ottenere terreni siciliani sui cui piazzare pannelli fotovoltaici per produrre altra energia. Detto che Argirò respinge ogni addebito: «L’accusa è veramente incredibile, mi trovo di fronte ad accuse di corruzione sulla base di una consulenza regolare che un’azienda come Cva ha dato a un avvocato che è anche professore universitario». La questione centrale è un’altra”.
L’articolo racconta una Valle d’Aosta attraversata da una crisi politica e istituzionale che, secondo l’autore, non riguarda soltanto il cambio del presidente della Regione, ma mette in luce un problema più profondo: la concentrazione del potere, il mancato rispetto delle regole e i controlli insufficienti sulle società partecipate regionali.
1. La caduta di Testolin e il ritorno dell’Union Valdôtaine
Renzo Testolin è decaduto dalla carica di presidente della Regione dopo una sentenza che ha stabilito l’illegittimità del suo quarto mandato, in violazione della legge regionale che limita la permanenza nelle cariche istituzionali a due mandati, con possibilità eccezionale di arrivare a tre.
La questione era stata sollevata ripetutamente dalla consigliera di AVS Chiara Minelli.
La caduta di Testolin, tuttavia, non ha comportato un cambiamento politico: al suo posto è arrivato Aurelio Marguerettaz, esponente dell’Union Valdôtaine, il partito autonomista che, secondo Zancan, domina la politica valdostana da circa quarant’anni.
2. Un sistema politico fondato sulla continuità del potere
L’articolo descrive un sistema politico caratterizzato dalla permanenza degli stessi gruppi dirigenti ai vertici della Regione.
L’Union Valdôtaine ha governato nel tempo con alleanze diverse: prima con la sinistra, oggi con Forza Italia.
Zancan evidenzia un elemento problematico: la tendenza di chi raggiunge posizioni di vertice a considerarsi al di sopra delle regole.
La consigliera Minelli parla esplicitamente di una carenza di cultura della legalità.
3. Il Casinò di Saint-Vincent: il sospetto di riciclaggio
Una delle vicende più delicate riguarda il Casinò di Saint-Vincent, sottoposto ad amministrazione giudiziaria.
L’ipotesi investigativa è che la struttura possa essere stata utilizzata per riciclare denaro di provenienza illecita.
Il meccanismo contestato sarebbe stato relativamente semplice:
- Presentare denaro contante, anche attraverso operazioni da 5.000 euro.
- Convertirlo in fiches.
- Giocare soltanto una parte del denaro.
- Ritirare il resto attraverso assegni regolarmente depositabili in banca.
Secondo la Guardia di Finanza, il sistema sarebbe stato possibile anche a causa dell’inerzia dell’amministrazione e dell’assenza di adeguati controlli interni.
4. Il caso Cva: l’inchiesta sulle presunte tangenti
Un’altra vicenda riguarda la Cva (Compagnia Valdostana delle Acque), società interamente partecipata dalla Regione e attiva nella produzione di energia elettrica.
L’ex amministratore delegato Giuseppe Argirò e l’ex manager Marco Malacarne sono coinvolti in un’inchiesta della Procura di Palermo per una presunta corruzione legata all’acquisizione di terreni in Sicilia destinati a impianti fotovoltaici.
L’ipotesi accusatoria riguarda una tangente di 147.000 euro, mascherata attraverso una consulenza ritenuta fittizia.
Argirò respinge le accuse e sostiene che la consulenza fosse regolare.
L’indagine ha inoltre aperto una questione amministrativa: verificare se all’interno della Cva esistessero controlli e procedure adeguati a prevenire fenomeni corruttivi.
5. Il problema di fondo: il funzionamento del sistema regionale
Zancan raccoglie anche il giudizio di Elio Riccarand, storico conoscitore della politica valdostana, che individua un filo conduttore nelle tre vicende:
- La decadenza di Testolin.
- Le indagini sul Casinò di Saint-Vincent.
- L’inchiesta sulla Cva.
Secondo Riccarand, questi episodi rifletterebbero un modello di governo caratterizzato da superficialità amministrativa, controlli insufficienti e scarso rispetto dei principi di legalità.
La lunga permanenza degli stessi gruppi politici al potere avrebbe favorito una concentrazione di responsabilità e una sensazione di continuità e stabilità che, secondo questa lettura, ha indebolito i meccanismi di controllo.
Il significato politico dell’articolo
La tesi centrale di Zancan è che la crisi della Valle d’Aosta non sia semplicemente una crisi di governo, ma una questione di sistema.
Il problema non è soltanto la decadenza di un presidente o la sostituzione di una giunta con un’altra. È il modello di gestione del potere che emerge dalle vicende raccontate.
Tre sono i concetti fondamentali:
- Concentrazione del potere: un partito che mantiene una posizione dominante da circa quarant’anni.
- Rispetto delle regole: il caso dei mandati di Testolin dimostra quanto sia importante che le norme valgano anche per chi governa.
- Controllo delle partecipate: le vicende del Casinò e della Cva sollevano interrogativi sull’efficacia dei sistemi di vigilanza e prevenzione.
In conclusione, il messaggio dell’articolo è racchiuso nella sua immagine finale: in Valle d’Aosta cambia il presidente, cambia la composizione della giunta, ma il sistema politico che governa rimane sostanzialmente lo stesso.
È questo il paradosso che Zancan vuole mettere in evidenza: una Regione che appare immobile nella sua continuità politica, mentre emergono vicende giudiziarie e amministrative che interrogano il funzionamento delle sue istituzioni.
Una precisazione: le vicende del Casinò e della Cva sono riportate come ipotesi investigative e contestazioni, non come responsabilità penali definitivamente accertate.
31 ottobre 2026





