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Politica

L’intesa che serve adesso

Roberto Gressi ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale affronta il tema caldissimo dell’ennesima riforma della legge elettorale. Dopo il Mattarellum, il Porcellum ed il Rosatellum, ecco lo Stabilicum! Il partito di maggioranza relativa tenta ancora di cambiare le regole per confermarsi alla guida degoverno anche per la prossima legislatura.

Scrive Gressi: ”Come si dice con gergo bossiano, è sempre possibile che il centrodestra trovi la quadra, e approvi in solitudine la nuova legge. Sarebbe probabilmente la strada più comoda per tutti i leader. Il campo largo potrebbe dire che si tenta un golpe istituzionale, che Giorgia Meloni vuole i pieni poteri e che vuol fare un solo boccone della presidenza della Repubblica. La maggioranza potrebbe sostenere che la sinistra vuole sottrarre al popolo il potere di decidere, per puntare al pareggio e arrivare al governo con gli intrighi di Palazzo. I due poli sarebbero maestri in quello che sanno fare meglio: un’interminabile campagna elettorale. Non c’è dubbio quindi che, a proporre un altro percorso, si rischi di fare la figura degli ingenui e degli sprovveduti. Ma è proprio impossibile provare a condividere le regole del confronto democratico, cercando di dare al Paese una legge elettorale solida e destinata a durare nel tempo?”.

E prosegue: ”Uno dei problemi principali è come consentire ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti. L’idea di listoni bloccati, scelti dalle segreterie dei partiti, sinceramente risulta sgradevole dal punto di vista democratico. Una strada prospettata è quella di tornare alle preferenze. È un percorso però dove manca l’accordo, soprattutto all’interno della maggioranza. È un sistema ambivalente. Da una parte l’elettore va al seggio e scrive sulla scheda il nome di chi vuole eleggere, niente di più lineare e pulito. Dall’altra è evidente il vantaggio per quei candidati che possono spendere molto, e che quindi possono riempiere i muri, le piazze, le tv, le radio e i social con le loro idee e i loro faccioni. I cacicchi, i capibastone e i signori delle tessere sono nati così. Ma è inaccettabile anche un Parlamento di nominati, immiserito nel suo ruolo. Sarebbe insensato pensare a un ritorno ad un numero importante ma ragionevole di collegi uninominali? La scelta libera dei cittadini sarebbe garantita. E ne gioverebbe anche la crescita della qualità del personale politico. Se vuoi conquistare il collegio devi schierare il più bravo o la più brava che hai. Resta il problema della parità dei sessi nel confronto elettorale”.

L’autore argomenta che esiste ancora il tempo per modificare l’attuale legge elettorale, le cui regole odierne risultano instabili, frammentate e a forte rischio di rilievi da parte della Corte Costituzionale. Sebbene il centrodestra possa teoricamente approvare una nuova legge in solitudine, ciò finirebbe per innescare l’ennesimo scontro politico e un’interminabile campagna elettorale basata su accuse reciproche. Gressi propone invece un percorso alternativo: la ricerca di regole del gioco condivise e durature.

I punti chiave per giungere a un’intesa condivisa toccano quattro nodi principali:

  1. Il sistema di base: vi è un sostanziale consenso sul modello proporzionale, giudicato ragionevole ma di per sé insufficiente a garantire la governabilità e a proteggere i futuri esecutivi dai ricatti delle minoranze o dei singoli parlamentari.
  2. Il premio di maggioranza: è ritenuto necessario, ma quello attualmente ipotizzato (70 deputati e 35 senatori in più) appare eccessivo. Una riduzione a cifre accettabili tutelerebbe la stabilità senza minare le istituzioni di garanzia. Gressi accenna all’utilità del ballottaggio per legittimare il premio, ma riconosce la storica contrarietà del centrodestra e il rischio di un ulteriore astensionismo al secondo turno.
  3. La scelta degli eletti: rifiutando l’idea di un Parlamento di “nominati” tramite listoni bloccati decisi dalle segreterie, e rilevando le storiche storture del sistema delle preferenze (che favorisce chi ha maggiori risorse economiche o pacchetti di tessere), l’autore suggerisce come soluzione equilibrata il ritorno a un numero ragionevole di collegi uninominali. Questo sistema garantirebbe la libera scelta dei cittadini e spingerebbe i partiti a candidare le figure migliori per vincere il seggio.
  4. L’indicazione del premier: per superare lo stallo tra chi vuole l’elezione diretta e chi accusa la maggioranza di voler indebolire il Capo dello Stato, la via di mezzo potrebbe essere la semplice indicazione sulla scheda del leader della squadra. In questo modo i cittadini saprebbero per chi votano, ma al contempo il Presidente della Repubblica manterrebbe intatte le sue prerogative costituzionali per la nomina post-voto.

La condizione fondamentale: In conclusione, affinché si possa arrivare a questa riforma solida e condivisa, è indispensabile un presupposto politico mai pienamente realizzato in ottant’anni di Repubblica: la legittimazione reciproca dei contendenti. Destra e sinistra devono superare la retorica del “pericolo democratico” e accettare l’idea che chiunque vinca non rappresenterà mai una sciagura o una minaccia per il Paese.

13 luglio 2026