La critica sul Rosatellum viene da lontano e non può che essere estremamente puntuale e ampiamente condivisa sulla qualità e le storture del sistema elettorale italiano degli ultimi decenni. Si toccano tre nervi scoperti della democrazia rappresentativa in Italia:
- La scelta dei candidati (preferenze vs. listini bloccati)
- Le pluricandidature
- Il processo di approvazione delle leggi elettorali (voto di fiducia)
Ecco un’analisi approfondita su ciascuno di questi punti, che meritano certamente una “battaglia da intraprendere”:
1. La restituzione della scelta agli elettori: le preferenze e i listini bloccati
Non si possono che definire i listini bloccati “un obbrobrio”.
- Il problema della rappresentanza: i listini bloccati (o candidati imposti, come avviene nel sistema proporzionale con soglia del Rosatellum) hanno di fatto eliminato il rapporto fiduciario diretto tra elettore e rappresentante. Il deputato o senatore non risponde più primariamente ai suoi elettori, ma al capo-partito che lo ha inserito in una posizione eleggibile (il “nominato”). Questo svuota il mandato parlamentare del suo legame con il territorio.
- La motivazione ufficiale: la giustificazione del “dopo Tangentopoli” sulla lotta alle infiltrazioni mafiose o clientelari (che potevano controllare un grande flusso di voti di preferenza) è stata spesso usata come pretesto. Tuttavia, come lei osserva, le inchieste dimostrano che le infiltrazioni mafiose si adattano e continuano a controllare il voto anche attraverso i candidati dei collegi uninominali o influendo sulla selezione dei “nominati”.
- La soluzione: molti costituzionalisti e movimenti civici chiedono il ritorno alle preferenze o a un sistema a collegi uninominali puri (dove si vota il nome, come nel Mattarellum originario), ma con vincoli più stretti sulla selezione. L’obiettivo è riattivare la competizione interna ai partiti e dare all’elettore il potere di premiare o bocciare i singoli politici.
2. L’assurdità delle pluricandidature
La sua critica alle candidature multiple nello stesso turno elettorale è perfettamente legittima.
- La “furbata” elettorale: la possibilità di presentarsi in più collegi (fino a 5 nel sistema proporzionale del Rosatellum) o in tutte le circoscrizioni come capolista (come accadeva in passato e lei ricorda giustamente con i casi Fini e Berlusconi) è una pratica che svilisce il voto. Se un candidato viene eletto in più posti, deve optare per uno solo, e gli altri seggi vengono assegnati al primo dei non eletti nella lista.
- L’effetto distorsivo: questa prassi ha due effetti negativi:
- Massimizza il “traino”: Il leader (o la figura popolare) viene usato per convogliare il voto su liste deboli, garantendo l’elezione di gregari.
- Prende in giro l’elettore: l’elettore che vota per il leader in quel collegio sa già che questi non sarà il suo effettivo rappresentante in Parlamento, poiché verrà dirottato in un’altra circoscrizione.
- La necessità della riforma: per ovviare a ciò, è necessario imporre l’obbligo di candidarsi in un solo collegio (uninominale o plurinominale che sia). Se l’obiettivo è avere leader in Parlamento, devono scegliere dove farsi votare e misurare il loro consenso su un territorio specifico.
1. Continua





