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Esteri

Così gli Usa minano dall’interno l’unità transatlantica

L’ambasciatore Stefano Stefanini ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza le rivelazioni della Reuters su presunti piani del Pentagono che ipotizzano misure punitive contro alleati Nato, in particolare Spagna e Regno Unito, come segnale politico deliberatamente fatto trapelare per intimidire l’intera Alleanza Atlantica.

‘Scrive Stefanini: ”Spagna e Regno Unito, dunque, nei piani del Pentagono, oltre all’Iran, alla guerra che non vince, allo Stretto che non controlla, alle mine galleggianti da rimuovere. O a come rimpiazzare rapidamente le migliaia di missili e anti-missili consumati in 38 giorni, costo stimato fra i 28 e i 35 miliardi di dollari. Ma la Nato non aiuta nella guerra all’Iran e Donald Trump intende fargliene pagare le conseguenze. L’aveva detto minacciando il “futuro” dell’Alleanza. Tra il dire (Trump) e il fare (tocca a Pete Hegseth, Segretario alla Guerra) c’è di mezzo un oceano (Atlantico). Nel Pentagono ci sono piani per tutto – secondo una vecchia leggenda metropolitana persino per un conflitto col Canada – adesso anche per punire gli alleati. Non significa che vengano poi eseguiti. Il cruciale passaggio dalla pianificazione all’attuazione richiede la decisione politica. Che, sottolineano le fonti che hanno fornito l’informazione alla Reuters, non c’è stata. Sono solo «email interne», pur «circolate ad alto livello del Pentagono». Ma anche al vertice militare, i piani si limitano a fornire opzioni a chi deve decidere. Nel caso di Washington a una sola persona, specie di questi tempi: il Presidente”.

E continua: ”Ma cosa può fare Donald Trump all’Alleanza? Mancano poco più di due mesi al vertice d i Ankara (7-6 luglio). Parla spesso di uscirne. È un bluff. Non avrà mai la maggioranza di due terzi necessaria in Senato. Può però minarla dall’interno. Indebolirla ritirando truppe e chiudendo basi – quelle che non gli fanno comodo. Demolirne la credibilità radicata nella deterrenza – come ha già fatto se da Varsavia Donald Tusk confessa di aver dubbi sulla «lealtà» degli Usa di accorrere in difesa dell’Europa in caso di attacco russo. Mah, forse Trump ne parlerà direttamente con Vladimir Putin: lo vuole invitare al G20 di dicembre in Florida. L’Europa deve veramente pensare a come difendersi da sola. I bei tempi della cavalleria americana sono finiti”.

Secondo Stefanini, non si tratta di decisioni operative ma di pianificazioni interne, diffuse ad arte come avvertimento: l’amministrazione di Donald Trump non tollera più vincoli né resistenze degli alleati, soprattutto quando limitano l’uso delle basi militari o non partecipano alle guerre americane, come quella contro l’Iran.

Il malanimo verso la Spagna del premier Pedro Sánchez deriva proprio da questo: Washington pretende libertà totale di accesso, stazionamento e sorvolo (ABO), ignorando accordi bilaterali e persino lo spirito difensivo del Trattato Nato. In questo quadro, anche installazioni strategiche come Sigonella potrebbero diventare terreno di frizione.

Per il Regno Unito, il dossier più sensibile è quello delle Falkland/Malvine: un eventuale “ripensamento” americano sulla controversia con l’Argentina romperebbe una storica ambiguità favorevole a Londra, colpendo indirettamente il governo di Keir Starmer e rafforzando la linea americana sulla Groenlandia. Qui la Nato c’entra poco: è geopolitica pura, dominata dalla logica della geografia contro l’autodeterminazione.

Stefanini sottolinea che sospendere o espellere uno Stato dalla Nato non è possibile: l’Alleanza funziona per unanimità. Tuttavia, Trump può indebolirla dall’interno, ritirando truppe, chiudendo basi, minando la credibilità della deterrenza. Il risultato è una Nato formalmente intatta ma politicamente svuotata.

Le tensioni non sono nuove, ma oggi si sono aggravate: prima per le spese militari insufficienti degli europei, poi per la pretesa americana sulla Groenlandia, infine per la mancata cooperazione nella guerra all’Iran. Ne emerge un vero e proprio “problema Nato”, che investe direttamente anche l’Italia, la cui politica di sicurezza da decenni si fonda sull’Alleanza e sul rapporto bilaterale con Washington.

Trump minaccia spesso l’uscita dalla Nato, ma secondo Stefanini è un bluff: non avrebbe i due terzi del Senato necessari. Il pericolo reale è un altro: la demolizione progressiva della fiducia, già incrinata dalle parole di leader europei come Donald Tusk sulla lealtà americana in caso di aggressione russa.

Conclusione: l’Europa deve prepararsi a difendersi da sola. L’era della “cavalleria americana” è finita; gli Stati Uniti restano alleati, ma non più garanti incondizionati dell’ordine transatlantico.

25 aprile 2026