Trump, il presidente di una nuova epoca che punta sulla forza ma rischia la sconfitta
Federico Rampini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui fa delle interessanti considerazioni sul presidente degli Stati Uniti, sostiene che Trump si manifesta come un vero campione nella capacità di spaventare metà del proprio Paese e molti dei suoi alleati
Dice, infatti, Rampini: “A che punto è la prima guerra di Donald Trump? Dipende se la si osserva sul piano militare, o geo-economico, o della politica interna. Il bilancio militare è il meno problematico. Se lo si paragona a conflitti passati, per ora l’attacco all’Iran potrebbe ancora definirsi una «operazione militare speciale» (per usare l’espressione di Putin all’inizio della campagna ucraina), con una efficacia notevole nel ridimensionare gli arsenali degli ayatollah e decapitare il regime. La prova si ha immaginando una situazione rovesciata. Se in quattro settimane l’Iran avesse ucciso Netanyahu, eliminato i capi dell’esercito israeliano e del Mossad, distrutto in massima parte l’aviazione e la marina di Tel Aviv, non staremmo insinuando che i Guardiani della Rivoluzione islamica perdono. Eppure nel caso di Trump la sconfitta aleggia nell’aria. Può sembrare una forzatura, e in parte lo è, ma bisogna chiedersi perché accade”.
Tesi centrale
Trump rappresenta una nuova epoca basata sui rapporti di forza, ma la sua guerra (contro l’Iran) rischia la sconfitta non tanto sul piano militare quanto su quello politico, economico e interno.
1. Piano militare: risultati positivi (per ora)
- L’operazione contro l’Iran è descritta come efficace:
- indebolimento degli arsenali
- eliminazione dei vertici del regime
- Se si invertissero i ruoli, l’Iran verrebbe considerato vincente.
- Quindi militarmente non è una sconfitta.
2. Ma la percezione è diversa: aleggia l’idea di sconfitta
- Negli USA c’è un fatto inedito:
- una parte consistente del Paese spera nel fallimento della guerra
- Nemmeno durante:
- il Vietnam
- o le guerre di George W. Bush
si era visto un dissenso così precoce e diffuso.
Il motivo principale: la figura di Trump.
3. Crisi interna di consenso
- Trump:
- divide profondamente il Paese
- non ha spiegato né “venduto” la guerra agli americani
- Anche nella base MAGA emergono dubbi.
- Le proteste (come “No Kings”) uniscono:
- opposizione alla guerra
- timori per derive autoritarie
Risultato: debolezza sul fronte interno, che incide sull’esito complessivo.
4. Piano geo-economico: guerra incompleta
- L’Iran colpisce indirettamente:
- opinione pubblica USA
- economia globale
- Nodo cruciale: lo stretto di Hormuz
- finché non è controllato, la guerra non può dirsi vinta
5. Rapporti con gli alleati: crisi aggravata
- Paragone con il 2003 (Iraq):
- allora Francia e Germania si opposero agli USA
- Ma oggi è peggio perché:
- ci sono anche tensioni commerciali (dazi)
- c’è la guerra in Ucraina in corso
Trump isola gli Stati Uniti più di quanto accadde in passato.
6. Interpretazione storica
- Riprendendo il giudizio di Henry Kissinger:
- Trump è un segnale di passaggio tra epoche
- La nuova fase storica:
- è dominata dai rapporti di forza
- meno da regole e alleanze tradizionali
Conclusione
- Anche con successi militari, Trump rischia la sconfitta perché:
- manca consenso interno
- si indeboliscono le alleanze
- gli effetti economici sono negativi
In questa nuova epoca, vince chi esce rafforzato nel complesso, non solo sul campo di battaglia.
30 marzo 2026





