Lucrezia Reichlin, docente di economia alla London Business School, ricercatrice
esterna presso il think-tank Bruegel di Bruxelles e presidente del gruppo delle scuole
nazionali di economia e statistica del politecnico di Parigi. Lucrezia è un’esperta di
politiche macroeconomiche, di finanza e di econometria ed ha una estesa esperienza di
politica economica, ha scritto per il Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che l’Unione Europea si trova dinanzi a un bivio strategico: rischia di restare indietro se non integra in modo efficace energia e intelligenza artificiale, oggi le due forze chiave della competizione globale.
Sostiene Reichlin: ”La guerra in Iran dovrebbe rappresentare per l’europa un ultimo, definitivo campanello d’allarme sulla dipendenza energetica e sull’urgenza di accelerare una transizione credibile. Colpisce — e preoccupa — che le recenti discussioni del Consiglio europeo si siano concentrate sul ridimensionamento dell’ets invece che su una visione strategica complessiva. Oggi la geopolitica è sempre più plasmata da due forze: l’energia e l’intelligenza artificiale. E le due sono profondamente intrecciate. La corsa globale all’ai viene spesso raccontata in termini di chip, algoritmi e talenti. Ma sotto questa superficie si sta svolgendo una competizione più fondamentale: quella per l’elettricità. Su larga scala, l’intelligenza artificiale non è solo software. È infrastruttura: enormi data center che trasformano elettricità in capacità di calcolo, e capacità di calcolo in potere economico e strategico. In questo contesto, i Paesi in grado di convertire più efficientemente energia in «intelligenza» disporranno di un vantaggio decisivo”.
Il punto di partenza
- La crisi geopolitica (come la guerra in Iran) evidenzia la fragilità energetica europea.
- Tuttavia, il dibattito politico si concentra su temi secondari (come l’ETS), invece di una strategia complessiva.
Energia + AI = potere
- L’intelligenza artificiale non è solo software: è infrastruttura energivora (data center).
- Il vero vantaggio competitivo globale sarà di chi saprà trasformare meglio l’elettricità in capacità digitale e produttiva.
I due modelli globali
1. Cina
- Forte coordinamento tra energia, industria e digitale.
- Punta su:
- riduzione dei costi
- diffusione rapida delle tecnologie
- Investe massicciamente in energia (anche rinnovabile).
- Esporta prodotti che incorporano AI (non solo tecnologia pura).
2. Stati Uniti
- Guidati da grandi imprese e mercati finanziari.
- Leadership nell’innovazione di frontiera.
- Limiti:
- costi elevati
- accesso concentrato
- crescente vincolo energetico
In entrambi i casi, energia e AI sono integrate, anche se con logiche diverse.
Le debolezze dell’Europa
- Mancanza di un modello chiaro.
- Frammentazione politica e normativa.
- Energia:
- costi più alti
- reti insufficienti
- sviluppo lento
- Difficoltà a conciliare:
- transizione verde
- competitività industriale
Rischio doppio:
- Non raggiungere gli obiettivi climatici
- Restare indietro nella rivoluzione digitale
Il vero rischio
L’Europa rischia di:
- restare dipendente da tecnologie estere
- non partecipare pienamente né al modello cinese né a quello americano
La direzione necessaria
- Costruire una via europea autonoma (non replicabile dagli altri modelli).
- Accelerare sulle energie rinnovabili.
- Integrare:
- politica energetica
- politica industriale
- strategia digitale
Conclusione
Nel mondo dell’AI, la risorsa decisiva non è più l’energia in sé, ma la capacità di trasformarla in “intelligenza”.
Ed è proprio su questo terreno che si giocherà il futuro competitivo dell’Europa.
Se vuoi, posso anche farti una versione ancora più breve (tipo 5 righe) oppure evidenziare i passaggi più importanti per un esame o discussione.
29 marzo 2026





