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Editoriali

Il mondo che cambia e la debolezza di Von der Leyen

Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato un editoriale, su Il Sole 24 Ore, in cui analizza la crisi di leadership dell’Unione Europea di fronte ai cambiamenti geopolitici globali.

Insomma, in un mondo esplosivo, all’Ue è mancata la guida della Commissione. Essa riesce ad agire solamente di fronte al burrone. Ma la distinzione tra quest’ultimo e la terra ferma non è più così evidente.

Scrive Fabbrini: “L’ America di Trump è il cuore del mondo in esplosione. A Washington D.C. è in corso un tentativo di dare vita ad un regime autoritario. Le istituzioni e i valori costituzionali sono svuotati dall’interno. Cittadini vengono uccisi perché partecipano a manifestazioni pacifiche, immigrati vengono detenuti in centri sottratti alla giurisdizione ordinaria, la libertà di stampa è mortificata. Il senso della decenza è sfidato ogni giorno. Nel social presidenziale, Barack e Michelle Obama vengono rappresentati come due scimmie. Il democratic backsliding interno ha conseguenze altrettanto drammatiche all’esterno. Su Foreign Affairs, Stephen Walt ha definito l’America di Trump come un egemone predatore, l’opposto dell’egemone benigno dell’era precedente. L’egemone benigno aveva perseguito i suoi interessi costruendo relazioni stabili e mutualmente convenienti con i suoi partner, così che ognuno potesse derivare un vantaggio da quelle relazioni, anche se il vantaggio non era lo stesso per tutti. L’egemone predatore, invece, interpreta la relazione con gli altri, amici o avversari, come un rapporto a somma zero, dove il predatore prende tutto, umiliando i suoi partner. E, infatti, Trump ha umiliato il mondo intero, l’Ue in particolare. L’ha indebolita economicamente (imponendole dazi ingiustificabili), mentre le ha imposto di raddoppiare le spese della difesa (comprando armi dalle imprese americane). Come se non bastasse, Trump ha richiesto, agli umiliati, il tributo della sottomissione, come se fossero i governi fantocci dei paesi occupati da Hitler o quelli del Patto di Varsavia dominati dai sovietici’’.

1. L’inerzia dell’Europa di fronte alle sfide

Fabbrini esordisce criticando l’approccio dell’UE, che risponde alle crisi globali organizzando seminari e riflessioni (come il vertice del 12 febbraio con Draghi, Letta e Lagarde) anziché agire concretamente. Nonostante i rapporti Draghi e Letta abbiano già delineato da tempo le strategie per la competitività e il mercato unico, la loro attuazione è ferma o minima (solo il 10% per il rapporto Draghi).

2. L’America di Trump come “Egemone Predatore”

L’autore descrive gli Stati Uniti di Donald Trump come il fulcro di un “mondo in esplosione”. Fabbrini evidenzia un processo di deriva autoritaria interna agli USA (indebolimento dei valori costituzionali, attacchi alla stampa e ai diritti civili) che si riflette all’esterno nel passaggio da “egemone benigno” (che creava relazioni stabili) a “egemone predatore”. Quest’ultimo vede le relazioni internazionali come un gioco a somma zero, umiliando i partner europei con dazi e richiedendo una sottomissione politica ed economica.

3. La debolezza dei leader europei e della NATO

L’editoriale critica duramente i governi europei (specialmente Italia e Germania) per la loro politica di minimizzazione e accondiscendenza verso Trump, dettata dal timore di ritorsioni. Viene preso di mira anche il segretario della NATO, Mark Rutte, accusato di “adulazione” verso gli USA e di voler tarpare le ali a ogni ambizione di difesa autonoma europea.

4. Il fallimento della Commissione Von der Leyen

La critica più severa è rivolta a Ursula von der Leyen. Secondo Fabbrini, la Presidente della Commissione:

  • ha smarrito la missione di promuovere un interesse comune europeo, schierandosi spesso con gli interessi nazionali tedeschi.
  • ha centralizzato il potere in modo autoritario, svuotando la Commissione dei profili più indipendenti.
  • non ha saputo rispondere adeguatamente alle sfide dei colossi tecnologici americani (tech brothers), portando i singoli stati a muoversi in ordine sparso e frammentando il mercato digitale.

Conclusione: Fabbrini conclude sostenendo che la Commissione, anziché essere la soluzione, è diventata parte del problema. In un mondo che cambia rapidamente, all’UE manca una guida politica capace di agire prima di arrivare sull’orlo del baratro.

10 febbraio 2026