Lo scrittore e giornalista Paolo Giordano ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un editoriale in cui analizza la profonda trasformazione e la crisi del concetto di “libertà” alla fine del 2025.
Dice Giordano che: ”uno dei primi ordini esecutivi firmati da Donald Trump a gennaio s’intitolava «Restoring Freedom of Speech», ripristinare la libertà di espressione. Mi sto ancora domandando dove e quando fosse stata sottratta così tanta possibilità di esprimersi da richiedere un atto riparatorio urgente. Ma è pur vero che l’account X di Trump era stato bloccato a lungo per incitazione alla violenza. Che i media tradizionali, talvolta, facevano quadrato rispetto a certi estremismi e certe manifestazioni d’odio. E che, più in generale, era in corso un ripensamento del linguaggio in ottica decoloniale, contro il sessismo, il patriarcato e tutte quelle categorie di cui poi, in un attimo, ci saremmo sbarazzati”.
Ecco i punti principali della sua riflessione:
- La libertà come “parola maltrattata”: Giordano osserva che nel 2025 la parola “libertà” è stata usata in modo ossessivo ma distorto. Non si parla più della stessa cosa: per le nuove destre mondiali (Trump, Milei, Musk), la libertà è diventata sinonimo di deregolamentazione totale e assenza di vincoli, un modello che l’autore paragona a quello del “Far West”.
- La “Libertà di offendere”: questa visione intende la libertà come il diritto di agire e parlare senza conseguenze, anche quando si tratta di discorsi d’odio o azioni lesive. Giordano cita i paradossi dell’amministrazione Trump: da un lato si promuove il “Freedom of Speech” assoluto, dall’altro si vietano per decreto parole come “inclusione”, “giustizia sociale” o “transgender” nei documenti ufficiali.
- Lo scontro tra USA ed Europa: l’autore riporta un fatto simbolico: il negato visto d’ingresso negli Stati Uniti a funzionari europei (tra cui Thierry Breton) colpevoli di aver promosso il Digital Services Act per regolare le piattaforme digitali. Per gli USA di Trump e Musk, regolare l’odio online è “censura”; per l’Europa è protezione della convivenza civile.
- L’autodenigrazione europea: Giordano critica la tendenza degli europei a considerarsi ormai irrilevanti, burocratici e “finiti” rispetto al dinamismo tecnologico americano. L’Europa sembra quasi voler confermare le profezie di declino che le arrivano dall’esterno.
- Una nuova vocazione per l’Europa: citando Georges Bernanos, lo scrittore conclude che la vera minaccia non è perdere la libertà, ma “disimparare ad amarla o non capirla più”. L’Europa ha l’opportunità di proporre un modello alternativo al Far West: uno spazio in cui la tecnologia sia al servizio del benessere, la democrazia non sia trattabile e dove si abbia il coraggio di porre limiti per preservare una libertà che sia autentica e non selvaggia.
In sintesi, l’editoriale è un invito all’Europa a non scimmiottare il modello americano di libertà illimitata e aggressiva, ma a rivendicare il proprio ruolo di regolatore etico come unica via per una prosperità futura davvero libera.
30 dicembre 2025




