Goffredo Buccini, sulle pagine del Corriere della Sera, in un suo articolo, analizza il recente slancio di alcune nazioni europee verso il riconoscimento dello Stato della Palestina, esprimendo scetticismo sulla sua efficacia.
Sintesi dell’editoriale:
- Guerra asimmetrica e sentimento europeo: il conflitto a Gaza è descritto come una classica “guerra asimmetrica” che, a causa delle immense sofferenze inflitte ai civili palestinesi, suscita forte idealismo nei giovani occidentali e porta molti europei a schierarsi con il più debole.
- La svolta geopolitica dell’UE: la mossa di diversi governi europei di riconoscere la Palestina, nonostante i territori manchino dei requisiti minimi di statualità, rappresenta un cambiamento significativo che ridefinisce i rapporti geopolitici tra l’Occidente e il Sud globale.
- Critica alla “politica dell’annuncio”: l’autore inquadra questa decisione nella “politica dell’annuncio” dell’Unione Europea (citando Guy Verhofstadt): la promozione di grandi obiettivi senza i mezzi necessari per realizzarli. L’Europa, pur essendo un colosso economico, è un “nano politico” (per mancanza di difesa e strategia comune) e, non potendo fare nulla di concreto sul campo, compie un “gesto” per assolversi dal peccato dell’immobilismo.
· Rischio di conseguenze non intenzionali: Il gesto, poco meditato, rischia di incorrere nell’eterogenesi dei fini (conseguenze opposte alle intenzioni):
- Per i palestinesi: Hamas esulterà, presentandosi come vincitore politico, ma la condizione dei gazawi e dei cisgiordani non cambierà. Le aspettative che ne deriveranno saranno probabilmente deluse, generando nuova rabbia e l’indebolimento definitivo dell’ANP di Abu Mazen.
- Per gli israeliani: I falchi del governo Netanyahu strumentalizzeranno l’isolamento internazionale, invocando ritorsioni come l’annessione della Cisgiordania. L’indifferenza israeliana all’impopolarità, dettata dalla necessità di sopravvivenza, spingerà il Paese sempre più verso il trumpismo radicale.
La cautela di Paesi come Italia e Germania è considerata comprensibile, data l’assenza in Palestina di autorità, giurisdizione, territorio e un’economia definita. Il riconoscimento, pur permettendo agli europei di “dormire sonni più tranquilli”, è visto come un pio desiderio che difficilmente aiuterà israeliani e palestinesi a svegliarsi in un domani migliore.
25 settembre 2025





