Paolo Valentino ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui parla della situazione di profonda crisi dell’Europa e della psicologia della debolezza. Purtroppo nel mondo personalità politiche come quelle rappresentate in questa foto non ci sono. I Trump, i Putin, i Xi sono di tutt’altra tempra!
Valentino denuncia questa “psicologia della debolezza” che sta paralizzando l’Europa di fronte a una “tempesta perfetta” che minaccia di renderla strategicamente, economicamente e diplomaticamente marginale. L’autore apre con la celebre frase di Franklin D. Roosevelt (“La sola cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa”) per sottolineare che le azioni dei leader europei sono guidate proprio dal terrore.
I frutti della paura
La paura si manifesta in diversi ambiti:
- Relazioni transatlantiche: paura di perdere un alleato (gli USA) che in realtà ha già modificato radicalmente il rapporto, come dimostrato dall’accettazione di accordi capestro sui dazi e sugli investimenti che umiliano l’Europa e penalizzano le sue aziende.
- Guerra in Ucraina: paura di alzare il livello dello scontro con la Russia. L’Europa definisce la guerra in Ucraina “esistenziale” ma è esclusa dai negoziati e non riesce a mobilitare le sue forze economiche. Ad esempio, non riesce a lanciare il prestito da 140 miliardi per Kiev, temendo di ricorrere a una garanzia comune (eurobond).
- Mancanza di coraggio politico: paura di ammettere ai cittadini che la pace non è più scontata e ha un costo. C’è timore di usare le formidabili leve economiche, finanziarie e industriali dell’Unione a causa della frammentazione nazionale.
La necessità di un distacco (decoupling)
Secondo l’autore, la lezione è che il rapporto transatlantico è finito e l’Europa deve affrontare la realtà che l’alleato americano si è trasfigurato. È giunto il tempo di un “decoupling” ragionato, come suggerito anche dal Financial Times, per minimizzare i danni inflitti dagli Stati Uniti:
- Commercio: sganciarsi dalla dipendenza dagli USA, reciprocando i dazi e cercando nuovi mercati.
- Finanza: unificare il mercato dei capitali (come suggerito da Draghi e Letta) per reindirizzare i 300 miliardi di euro che ogni anno i risparmiatori europei investono nelle Borse americane.
- Difesa: costruire un’alternativa europea con un finanziamento comune delle capacità militari strategiche (il successo della linea di credito SAFE è solo un piccolo passo).
La soluzione: Tornare a pensare in grande
L’Europa deve tornare a pensare nel lungo termine e agire immediatamente, anche a gruppi di Paesi volenterosi (come Germania, Francia, Polonia, Italia e Regno Unito). L’obiettivo, promosso anche dall’iniziativa civica “Europa Power Initiative“, è costruire una potenza europea democratica e globale in grado di “controllare il proprio destino”.
Il passo più urgente, in conclusione, resta l’ammonimento di Roosevelt: esorcizzare la paura.
4 dicembre 2025





