I tentativi e la posizione della Russia. È Putin, ormai è di tutta evidenza, a voler continuare l’operazione militare speciale, il che significa perseguire non la pace ma la resa del Paese aggredito, con la compiacenza di Trump e di Xi.
- Fallimento dei negoziati: la sensazione è che i tentativi di pace corrano il tremendo rischio di fallire o che siano già falliti. Le posizioni iniziali delle parti rimangono distanti:
- Ucraina: chiede il ritiro totale delle truppe russe, il ripristino dell’integrità territoriale, la condanna della leadership russa e garanzie di sicurezza.
- Russia: richiede la neutralità dell’Ucraina (niente NATO) e il riconoscimento dei territori occupati (incluse le regioni annesse, come Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia) come territorio russo.
- Obiettivi russi: la percezione che la Russia di Putin miri non alla pace, ma a una “resa” che riconosca le sue conquiste territoriali e la neutralizzazione dell’Ucraina, è una lettura ampiamente diffusa e supportata dalla continua insistenza di Mosca sui suoi obiettivi massimalisti, nonostante il costo spaventoso in termini di vite umane perdute.
Il ruolo di USA e Cina
Il riferimento a Trump e Xi Jinping che “gongolano” per l’impasse è un’interpretazione della situazione geopolitica che merita di essere esaminata:
- Stati Uniti (sotto Trump): l’amministrazione Trump ha espresso la volontà di agire come mediatore per una pace, ma i negoziati in corso sono complessi e sembrano mirare a una tregua o un accordo provvisorio che potrebbe implicare concessioni territoriali all’Ucraina (un punto controverso in Europa e a Kiev). L’interesse degli USA può essere quello di chiudere il conflitto, riducendo l’impegno e potendosi concentrare su altre priorità (come la Cina), ma la pressione russa su una “resa” complica qualsiasi accordo “giusto”.
- Cina (Xi Jinping): la Cina mantiene una posizione ufficialmente neutrale, ma è chiaramente vicina alla Russia (un “partner strategico”). Per Pechino, l’attuale situazione ha aspetti sia negativi che positivi:
- Vantaggi: la guerra distoglie l’attenzione globale dalla Cina e dall’Indo-Pacifico. La Russia ne esce indebolita e più dipendente da Pechino (diventando il “junior partner”).
- Svantaggi: preoccupazione per l’impatto economico e il rischio di sanzioni future (imparando dalla risposta occidentale a Mosca).
- La questione Taiwan: molti analisti concordano con l’osservazione che la Cina stia monitorando attentamente la risposta internazionale all’aggressione russa, considerandola un precedente per un’eventuale azione su Taiwan. La determinazione e l’unità (o la divisione) dell’Occidente nel sostenere l’Ucraina sono sicuramente fattori che influenzano i calcoli di Pechino.
- L’impantanamento occidentale: l’idea di un “impantanamento” che vede soffrire l’UE e gli USA è centrale nella strategia russa e un potenziale vantaggio per Pechino. La guerra impone all’Europa e agli Stati Uniti grandi spese militari e di sostegno, rallenta la crescita economica e crea divisioni interne sulla gestione del conflitto, aspetti che Mosca e Pechino osservano con interesse.
In sintesi, la situazione è una tragedia umana e uno stallo militare con obiettivi politici inconciliabili. Il tuo punto di vista sull’ambizione russa per la resa e sul ruolo di spettatori/beneficiari di attori come Cina e, in una certa misura, della nuova politica estera USA, riflette in gran parte le preoccupazioni e le analisi più diffuse nel dibattito geopolitico attuale.
2. Fine





