Antonio Polito ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui scrive degli insulsi attacchi del presidente degli Stati Uniti al Santo Pontefice sotto forma di immagini costruite con l’intelligenza artificiale e quando il suo vice Vance avverte Papa Leone XIV: “Faccia attenzione quando parla di questioni teologiche”.
Scrive Polito: ”Questo bellicoso nuovo mondo sta coinvolgendo, strumentalizzandole, anche le fedi. Esercizio pericoloso come pochi altri. Non abbiamo ancora finito di rimproverare alle interpretazioni fondamentaliste dell’Islam la responsabilità di un conflitto di civiltà, avviato l’11 settembre del 2001 e orribilmente perfezionato il 7 ottobre del 2023, che ora anche nel nostro mondo la religione è di nuovo imbracciata insieme con i fucili, utilizzata come instrumentum regni, esibita a fini di consenso politico. Iscritta in progetti di potere temporale e di orgoglio nazionale”.
E aggiunge: ”Bisogna essere grati alla Chiesa cattolica e al suo Papa se ancora riescono a rischiarare un po’ di queste tenebre alzando un crocifisso. Anche chi non crede nella Provvidenza non può oggi fare a meno di restare ammirato davanti alla sua previdenza, quando suggerì al Conclave il nome di un cardinale americano. Ci voleva un’altra idea di Occidente, dentro l’occidente, per resistere alla sua volontà di regressione, al cupio dissolvi del suo sistema di valori”.
Antonio Polito riflette su un Occidente che, mentre proclama di difendere le proprie radici giudaico-cristiane, le tradisce strumentalizzando la religione a fini politici e bellici. Gli esempi iniziali – il presidente americano che si auto-sacralizza e la profanazione di simboli cristiani nel conflitto israelo-palestinese – mostrano quanto la fede venga oggi piegata come strumento di potere, anziché vissuta come principio morale universale.
Dopo aver a lungo imputato all’integralismo islamico la responsabilità di un “conflitto di civiltà” (dall’11 settembre al 7 ottobre), l’Occidente cade ora nello stesso errore: impugnare Dio insieme alle armi, trasformando la religione in instrumentum regni, esibito per consenso, identità nazionale e supremazia geopolitica.
In questo contesto, Polito riconosce alla Chiesa cattolica e al Papa un ruolo prezioso di lucidità morale. La scelta di un pontefice americano è letta come una mossa “provvidente”: un modo per affermare un’altra idea di Occidente, capace di resistere alla regressione dei valori occidentali e alla loro deriva nichilista. La Chiesa, in quanto “cattolica” (universale), non può essere nazionalista né schierarsi con un popolo contro un altro, né tantomeno giustificare guerre in nome di Dio.
Pur riconoscendo le colpe storiche della Chiesa (crociate, colonialismo, guerre di religione), Polito sottolinea una svolta decisiva: dal grido di Benedetto XV contro l’“inutile strage” della Prima guerra mondiale, il cattolicesimo ha assunto una posizione unica tra le fedi, rifiutando di sacrificare la dignità umana ai disegni del potere terreno.
Da qui il rifiuto di una lettura bellicista del cristianesimo, come quella proposta dall’inedito “magistero” politico di JD Vance, e più in generale dall’America di Donald Trump. Polito ricorda che la dottrina cattolica ammette la legittima difesa e il “male minore”, ma non qualsiasi guerra: non a caso, cattolici come Aldo Moro contribuirono a una Costituzione che ripudia la guerra, distinguendo però tra aggressione e difesa.
La Chiesa, conclude Polito, non è pacifista ma pacificatrice: agisce per la pace senza legittimare la violenza del più forte. Per questo la guerra di Trump contro l’Iran non può essere considerata né giusta né saggia. L’intervento del Papa è allora una “correzione fraterna”, un richiamo evangelico rivolto a chi, pur dichiarandosi cristiano, sta tradendo il cuore stesso del messaggio cristiano. Un ammonimento che la Casa Bianca farebbe bene ad ascoltare.
22 aprile 2026





