Fiorenza Sarzanini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale sostiene che la crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti, innescata dagli attacchi personali di Donald Trump contro Giorgia Meloni, debba essere chiusa cambiando completamente registro. La premier ha scelto di fermare uno scontro ormai degenerato sul piano personale, forte del sostegno compatto dell’opposizione, dei leader europei e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Scrive Sarzanini: ”I leader europei non solo l’hanno spalleggiata, ma sono arrivati a chiederle un selfie o una foto mandando un messaggio chiaro al presidente degli Stati Uniti. Il capo dello Stato Sergio Mattarella non le ha fatto mancare solidarietà e appoggio. Di fronte al «nemico» esterno l’Italia e l’Europa hanno risposto con una sola voce, un risultato tutt’altro che scontato. Quanto basta per ritenere che questa fase così difficile deve essere chiusa senza intaccare quegli equilibri internazionali già precari e complicati dai conflitti in corso”.
E prosegue: ”Le relazioni tra Italia e Stati Uniti devono essere ristabilite, adesso si deve capitalizzare il sostegno ricevuto per mantenere in cima alla lista delle priorità l’interesse del Paese. La rabbia di Donald Trump sappiamo da dove arriva. Dopo aver detto in campagna elettorale che avrebbe fatto finire tutte le guerre, ne ha scatenate nuove e incomprensibili. Contava evidentemente sull’appoggio degli alleati storici ma ha incassato numerosi «no». E quello per lui inaccettabile è stato proprio di «Giorgia», l’amica che non credeva potesse mai contrastarlo. Invece è successo”.
Sarzanini ricostruisce l’origine della rabbia di Trump: il “no” italiano su dossier cruciali come dazi, armi e soprattutto l’uso delle basi militari, rifiutato dal ministro della Difesa Guido Crosetto nel rispetto delle procedure parlamentari. Quel rifiuto ha segnato il passaggio dalla divergenza politica allo scontro personale.
Il punto centrale dell’editoriale è che l’Italia non è alleata di Trump, ma degli Stati Uniti: il rapporto bilaterale non può dipendere dagli umori di un leader. In gioco ci sono interessi strategici – economici, commerciali, di sicurezza, difesa e cooperazione internazionale – che non possono essere sacrificati.
Per questo la strada indicata è chiara: ripartire dalle relazioni istituzionali, confermare gli impegni già presi e ristabilire i canali diplomatici come segnale di forza e credibilità. Non un gesto di resa, ma un rilancio che dimostra che l’Italia non si umilia né si lascia usare come diversivo politico, mentre emergono i fallimenti.
21 giugno 2026





