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Editoriali

L’Italia sotto esame

Maurizio Ferrera ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui prende in esame la situazione economica e sociale del nostro Paese.

Argomenta Ferrera:Pochi sanno che la Ue effettua un monitoraggio annuale non solo sui conti pubblici, ma anche sulla situazione sociale dei Paesi membri. È un processo relativamente nuovo (siamo alla seconda edizione), e non sono previste sanzioni. Si tratta però di qualcosa di più che un semplice esercizio statistico. Il fine è quello di misurare il grado di convergenza sociale fra Paesi e individuare i «rischi» che eventuali deviazioni possono provocare a livello nazionale e europeol’Italia è stata inclusa fra i casi problematici del 2026 e sottoposta ad esame dettagliato. Non siamo l’unico Paese (quest’anno c’è anche la Finlandia). Ma siamo quello che ha i punteggi più bassi, anche rispetto a Bulgaria e Romania. Riceviamo una valutazione negativa non solo sulla situazione di fatto, ma anche sulle politiche messe in campo per migliorarla, in base alle Raccomandazioni dello scorso anno”.

E prosegue: ”Fra i tanti dati analizzati dalla scheda-paese sull’Italia, merita soffermarsi su due aspetti. Il primo riguarda la persistenza (ormai vergognosa) di fenomeni tipici delle società arretrate. L’economia sommersa assorbe più di 3 milioni di lavoratori, concentrati nell’agricoltura, nei servizi e nel commercio. Il dato ha ripreso a crescere dopo un quinquennale declino. Più di 10 mila lavoratori vivono in insediamenti malsani, privi di servizi essenziali, tipo favelas. Grazie al Pnrr è stato potenziato l’ispettorato nazionale del lavoro, ma i risultati non sono ancora evidenti”.

1. Il monitoraggio sociale dell’UE

L’Unione Europea monitora annualmente anche la convergenza sociale tra i Paesi membri. Questo processo punta a verificare il rispetto dei principi del “Pilastro europeo dei diritti sociali” (occupazione, giustizia, inclusione) e a prevenire rischi sistemici. Poiché le economie nazionali sono vasi comunicanti, i problemi sociali di un Paese possono influire negativamente sulla crescita e sulla stabilità dell’intera Unione.

2. L’Italia come “caso problematico”

Per il secondo anno consecutivo (nel 2026), l’Italia è stata inserita tra i Paesi critici e sottoposta a un esame dettagliato. Il giudizio è severo:

  • Punteggi bassissimi: L’Italia registra indicatori peggiori rispetto a quasi tutti i partner, inclusi Bulgaria e Romania.
  • Politiche insufficienti: La bocciatura non riguarda solo i dati di fatto, ma anche l’inefficacia delle politiche messe in atto dal governo per rispondere alle raccomandazioni precedenti.

3. I segnali di arretratezza

Ferrera evidenzia fenomeni che definisce tipici di società arretrate, che faticano a risolversi nonostante il PNRR:

  • Economia sommersa: oltre 3 milioni di lavoratori in nero, con un dato tornato a crescere.
  • Povertà e degrado: migliaia di lavoratori vivono ancora in insediamenti precari (tipo favelas).
  • Istruzione: l’abbandono scolastico resta alto (10% nazionale, 15% nelle isole), i laureati sono pochissimi rispetto alla media UE e la povertà minorile (ed educativa) colpisce oltre il 27% dei giovani.

4. Il nodo del mercato del lavoro e dei giovani

Due aspetti minano la sostenibilità futura del Paese:

  • Bassa occupazione: nonostante i miglioramenti statistici legati all’età pensionabile, l’Italia ha il tasso di occupazione più basso d’Europa, specialmente per le donne.
  • Fuga dei cervelli: a fronte di molti NEET (giovani che non studiano né lavorano), l’Italia perde circa 190.000 laureati qualificati all’anno che emigrano all’estero. L’autore suggerisce di trasformare questa perdita in opportunità, creando reti per mantenere questi giovani legati al sistema-Italia.

5. La critica alla classe politica

L’editoriale si conclude con una dura critica alle scelte di spesa pubblica. Per far crescere il PIL serve investire nel capitale umano (istruzione e produttività), ma la politica sembra ignorarlo. Ferrera cita come esempio negativo il Superbonus: 160 miliardi di euro spesi per benefici limitati e concentrati, risorse che avrebbero potuto finanziare una massiccia strategia di investimenti sociali di lungo periodo.

6 maggio 2026