Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo sulla terribile performance dell’ancor man russo Soloviev, grande amico di Vladimir Putin, che ha coperto di volgarissim insulti la premier Meloni.
Il parallelismo cinematografico
Gramellini prende spunto dagli insulti sessisti rivolti da Vladimir Soloviev (noto propagandista del Cremlino) a Giorgia Meloni. L’autore nota una somiglianza impressionante tra la voce metallica e insolente di Soloviev e quella del tenente nazista Kessler nel film I due marescialli. In entrambi i casi, emerge lo stesso disprezzo per gli italiani, visti come “traditori”.
L’incoerenza geopolitica
L’articolo evidenzia il paradosso delle accuse russe:
- L’accusa: Soloviev attacca Meloni per aver “tradito” Trump, non sostenendolo nella lotta contro il regime iraniano.
- Il controsenso: Gramellini sottolinea come l’Iran sia in realtà un alleato della Russia. Risulta quindi grottesco che un funzionario russo rimproveri la premier italiana per non aver favorito gli interessi americani contro un alleato di Mosca.
La conclusione
Secondo l’autore, la propaganda russa ha ormai superato i confini della decenza e della logica politica. Di fronte a simili attacchi, più che l’indignazione formale dei politici, l’unica risposta adeguata sarebbe quella di Totò nel celebre film: una sonora e liberatoria pernacchia.
22 aprile 2026





