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Editoriali

Il ”disagio giovanile”


di Bruno Chiavazzo

Peggio della guerriglia urbana c’è soltanto il chiacchiericcio dei dibattiti televisivi e le fumisterie sociologiche di psicologi, sondaggisti, opinionisti vari, giornalisti tuttologi, nani, ballerine e soubrette fuori tempo massimo. Come sempre tutto finisce in caciara. La fotografia più nitida di questi “casseur” improvvisati che hanno portato il caos e saccheggiato per due giorni il centro di Milano, la si poteva vedere nella piccola folla accalcata davanti alla Questura di Milano all’alba dell’altro ieri.

Mamme e papà italiani e stranieri di seconda e terza generazione, disperati, increduli con i volti stravolti che aspettavano l’uscita dei figli, vestiti tutti uguali, che parlano allo stesso modo, con l’atteggiamento da bulli di periferia che hanno appena riempito di botte il secchione di turno. Qualcuno sputa sui piedi del piantone, un altro appallottola il foglio di rilascio e lo butta per terra davanti all’ingresso della Questura. Si accendono le sigarette come navigati gangster visti nei film, calzano il cappellino con il logo e si avviano con faccia strafottente verso i genitori che li guardano come se li vedessero per la prima volta.

Non poteva mancare la mamma milanese, delle parti di Via Montenapoleone, che parcheggia in doppia fila la Jeep Renegade e corre ad abbracciare il pargolo, un bacio e via sgommando. Altri genitori, invece, che abbassano gli occhi per la vergogna e vorrebbero prenderli a schiaffi, quegli stessi, forse, che non sono stati in grado di assestargli prima dell’arresto, presi anche loro dal “sogno italiano” di fare più soldi possibili e non far fare ai loro figli la vita di stenti e umiliazioni che è toccata in sorte a loro. Sembra quasi che si siano accorti di avere dei figli dopo aver ricevuto la telefonata del fermo giudiziario dalla questura. Fa un certo effetto per quelli della mia generazione, tanti anni dopo il Sessantotto, che invece di fare a botte con la polizia per la libertà e il rinnovamento politico e culturale del bigottismo allora imperante, tutto si risolva con la caccia alle scarpe Adidas o la felpa Nike.

Interrogati la risposta prevalente è stata che “non pensavamo di fare del male, su Tik Tok nessuno si fa male”, la stessa che hanno dato quegli altri due sciroccati della minicar romana che hanno mandato in prognosi riservata l’attore Davide Iacopini. Adesso si aspetta sabato 24 per un nuovo assalto contrabbandato per disagio giovanile. Il Governo ha mandato i paracadutisti della Folgore, si alzeranno in volo i droni, mancano solo le batterie di Katiuscia e poi tutto finirà a tarallucci e vino. “So ragazzi che ci volete fare!”. Ancora una volta la situazione è tragica, ma non seria, com suggeriva Flaiano nel suo Diario notturno.

23 ottobre 2026