Alan Friedman ha pubblicato un editoriale su La Stampa in cui descrive un Donald Trump che ha ormai abbandonato ogni logica politica e diplomatica tradizionale per abbracciare quella che definisce la “sindrome di Caligola”: un esercizio del potere privo di limiti, dominato da impulsi personali, narcisismo e ossessioni.
Sostiene Friedman: “Con quale logica si può spiegare un presidente degli Stati Uniti che nomina il genero Jared Kushner e l’amico-socio Steve Witkoff in un improbabile “Board of Peace” su Gaza, mentre gli stessi protagonisti fanno affari in Medio Oriente? E con quale logica si può invitare Vladimir Putin, noto “campione di pace”, a partecipare a quello stesso organismo? Questo non è semplicemente Donald Trump nella sua versione sopra le righe. È difficile chiamarla in un altro modo: è pazzia. È come se il presidente degli Stati Uniti si fosse trasformato in un super-cattivo da fumetto, mosso da ego, denaro e vendetta. Il potere sovrano americano è diventato uno strumento personale: fare soldi, regolare conti e autocelebrarsi hanno sostituito qualsiasi strategia coerente. Il bisogno ossessivo di riconoscimento del leader schiaccia ogni vincolo istituzionale. Viene inevitabilmente in mente la fase finale di Caligola, quando l’autorità smette di riconoscere limiti e il governo si dissolve in impulso e ossessione”.
Ecco i punti principali della sintesi:
- La fine della razionalità: Friedman sostiene che le azioni di Trump non rispondano più a strategie di governo, ma a una “non-logica” mossa da ego, interessi economici personali e desiderio di vendetta. Esempi lampanti sono la nomina di figure a lui vicine (come Kushner) in organismi di pace mentre curano affari privati, e l’invito paradossale a Putin come mediatore.
- L’ossessione per la Groenlandia: l’insistenza di Trump nel voler acquisire la Groenlandia dalla Danimarca viene vista come il simbolo di questa deriva. Non essendoci ragioni strategiche reali che non possano essere ottenute tramite accordi già esistenti, l’annessione appare come un capriccio volto a realizzare la più grande acquisizione territoriale della storia statunitense.
- Il ricatto e il Nobel mancato: l’autore riporta un dettaglio inquietante: Trump avrebbe ammesso che, non avendo ricevuto il Premio Nobel per la Pace, non si sente più obbligato a perseguire una politica pacifica. Questo atteggiamento da “bullo” si traduce in minacce di dazi e ricatti verso alleati storici della NATO.
- Dalla geopolitica alla psichiatria: Friedman cita fonti di Washington e preoccupazioni di senatori repubblicani secondo cui il Presidente “non starebbe bene”. Il comportamento di Trump viene descritto come quello di un “super-cattivo da fumetto” la cui instabilità mentale mette a rischio la sicurezza globale.
- Il dilemma europeo: l’editoriale si chiude con un appello ai leader europei (in vista del forum di Davos). L’Europa non può più restare in una posizione di supplica: deve decidere se continuare a subire i capricci di un leader che sta demolendo la fiducia su cui si regge l’alleanza transatlantica o reagire a quella che è diventata una minaccia esistenziale.
In sintesi, per Friedman, Trump non è più un attore politico imprevedibile, ma un leader la cui instabilità psicologica e il disprezzo per le regole istituzionali stanno trasformando la democrazia americana in uno strumento personale, minando le basi della sicurezza occidentale.
20 gennaio 2026





