Da diverso tempo si assiste all’inerzia (voluta) dell’Onu nell’affrontare tutta una serie di problemi che sulla scena internazionale in diversi angoli del pianeta sembrano portare alla paralisi dei meccanismi di risoluzione dei conflitti.
Sembra ormai improcrastinabile la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, visti i sommovimenti in tante zone del mondo. Purtroppo ben poco si legge sulla stampa internazionale, ma questa esigenze sono sicuramente avvertite dai più illuminati responsabili degli Stati, compresi gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, la Gran Bretagna e la Francia, Paesi detentori dei diritto di veto su decisioni fondamentali per la sicurezza del mondo intero. L’ininfluenza degli organismi internazionali è da troppo tempo palese e alcuni Stati (la Cina a proposito della questione taiwanese, gli Usa per quel che concerne i blocchi navali in Venezuela e dell’incondizionato appoggio ad Israele nel conflitto con il terrorismo di Hamas, la Russia a proposito dell’invasione dell’Ucraina). Come mai la diplomazia internazionale sembra essersi piegata a queste pericolossisime derive autoritarie?
La risposta, purtroppo, è semplice. Sono state sollevate da tempo alcune questioni cruciali e condivise da molti analisti e studiosi ma l’attuale struttura del Consiglio di Sicurezza ONU è anacronistica e non rispecchia più gli equilibri geopolitici globali. Alcuni punti chiave:
1. Il problema del diritto di veto
– I cinque membri permanenti (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) bloccano sistematicamente qualsiasi risoluzione che contrasti i propri interessi.
– Ciò paralizza l’azione dell’ONU anche di fronte a crisi gravissime (es. Ucraina, Gaza, Siria).
2. Una diplomazia internazionale indebolita
– Le derive autoritarie e sovraniste hanno ridotto il peso del multilateralismo.
– Le grandi potenze usano la diplomazia come strumento di pressione, non come ricerca di soluzioni comuni.
– Il sistema ONU è diventato un’arena di scontro più che un luogo di sintesi e mediazione.
3. Perché non si riforma il Consiglio di Sicurezza?
– Chi ha il potere di veto non vuole rinunciarvi.
– Ogni riforma sostanziale richiede l’unanimità dei P5 (quindi un paradosso: i poteri si autoriproducono).
– Emergenti come India, Brasile, Germania, Giappone e Sudafrica chiedono più voce, ma senza esito.
4. Le responsabilità
– Anche l’inerzia dell’opinione pubblica e dei media gioca un ruolo. Se il tema non “buca” la comunicazione, resta fuori dal dibattito.
– Molti leader mondiali, pur consapevoli della necessità di una riforma, preferiscono evitare lo scontro frontale.
In sintesi
Il Consiglio di Sicurezza riflette ancora gli equilibri del dopoguerra. Oggi però il mondo è multipolare, e il suo immobilismo mette a rischio la legittimità dell’ONU stessa. Senza un vero rinnovamento, il rischio è che le istituzioni internazionali perdano ogni rilevanza, lasciando spazio solo alle logiche di forza.
30 dicembre 2025









