Enzo d’Errico ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera nel quale sostiene che il Sud Italia sarà decisivo per le prossime elezioni politiche, alla luce del risultato del referendum sulla giustizia, dove ha prevalso nettamente il “No”. Tuttavia, questo esito non indica automaticamente una vittoria della sinistra: il quadro è molto più contraddittorio.
Afferma d’Errico: ”Se ci si limita ad osservare le percentuali da record con cui ovunque, Sardegna compresa, è stato bocciato il quesito referendario, l’esito del futuro duello appare scontato: da Roma in giù la sinistra vince a mani basse, conquistando territori dove da anni le veniva negato perfino il diritto d’asilo. Pensate alla Calabria che da lunedì sera sembra un enorme sobborgo della California, nido del pensiero liberal e radicale. Peccato, però, che molti dei luoghi dove il governo Meloni ha incassato la mazzata peggiore siano governati stabilmente dalla destra. E che nulla, all’orizzonte, lasci presagire cambiamenti di rotta. Non siamo di fronte, insomma, ad un avviso di sfratto ma ad un ossimoro politico dentro il quale si nascondono le contraddizioni di un Mezzogiorno attraversato dal cambiamento e le insufficienze strutturali della coalizione alla guida del Paese, che soprattutto qui sconta un deficit di classe dirigente ormai macroscopico”.
Da un lato, il voto sembra favorire il centrosinistra, che ottiene percentuali altissime soprattutto in regioni come Campania e Puglia. Dall’altro, molti di questi territori sono amministrati dalla destra, segno che il risultato referendario non si traduce direttamente in consenso politico stabile. Il Sud appare quindi come un “ossimoro politico”
L’autore evidenzia soprattutto la debolezza della destra nel Mezzogiorno: scarsa classe dirigente, assenza di radicamento territoriale e incapacità di mobilitare gli elettori, aggravate dal fatto che temi come la giustizia non coinvolgono particolarmente l’elettorato locale. Questo ha favorito l’astensione e la sconfitta.
Ma anche la sinistra non può considerarsi al sicuro: il successo referendario non garantisce una vittoria futura. Persistono problemi strutturali, come l’alta astensione e il rischio di mantenere sistemi di potere locali poco innovativi. Inoltre, restano nodi politici irrisolti (come alleanze e leadership locali) che potrebbero indebolirla.
Conclusione: il voto al Sud non dà risposte definitive ma apre una partita complessa e ancora tutta da giocare. Il risultato del referendum è solo un segnale, non una previsione certa per le elezioni future.
25 marzo 2026




